Gravidanza gemellare monocoriale. I gemelli di Chiara - Vedodoppio
Gravidanza gemellare monocoriale. Il racconto di Chiara.

Chiara, una bimba e i gemelli

Una gravidanza gemellare monocoriale. Che vuol dire un’attesa delicata, due bimbi gemelli monozigoti nella stessa placenta, molte attenzioni e qualche preoccupazione. Una casa dove c’è una sorellina più grande e una mamma che si ritrova a organizzare la vita con una famiglia quasi raddoppiata e la riassume così: da una a tre.

 

Una gravidanza gemellare monocoriale

Trentaquattro anni, il viso bello e solare incorniciato da capelli lunghi e ondulati, il piacere di raccontare come si passa in poco tempo da una a tre figli. Chiara in questa intervista doppia parla dei suoi gemelli Diego e Pietro di quasi due anni, della sorellina Carlotta di quattro anni, di una gravidanza gemellare monocoriale e di una vita di famiglia che nel cambiamento ha trovato il suo ritmo.

 

L’arrivo dei gemelli e una sensazione forte

“Io e mio marito desideravamo che i nostri figli crescessero insieme, ma l’idea era averne due, non certo tre. Quindi, dopo Carlotta, abbiamo pensato presto a un fratellino o sorellina.  Con mio marito siamo stati fidanzati da giovanissimi per poi lasciarci e ritrovarci da adulti. Quando avevamo quindici anni fantasticavamo sull’idea di poter avere gemelli, ma era sparita col tempo.

 

Dopo la notizia, una cascata di emozioni

A pochi giorni dal primo controllo, Chiara ha avvertito la sensazione che i bambini fossero due.  “Ricordo tutto molto bene: appena la ginecologa ha appoggiato l’ecografo ci siamo subito accorti che nello schermo c’era qualcosa di strano e lei ha esclamato Ohi Ohi, sono gemelli.  Ho riso tanto, presa da sentimenti contrastanti: non potevo credere di avere visto giusto e che sarebbero arrivati due bambini. Mio marito, incredulo è stato muto per il resto della visita. Tanto che ho chiesto alla dottoressa se fosse svenuto”.

 

La preparazione pratica negli ultimi mesi

Per Chiara e suo marito la preparazione pratica della nuova quotidianità  è cominciata negli ultimi mesi di gravidanza. “I pensieri del primo periodo erano legati molto di più alle emozioni e a come avrebbe reagito Carlotta. Immaginavamo che l’arrivo di due fratellini avrebbe avuto un impatto forte su di lei. Perciò ho cercato di mantenere il più possibile le nostre abitudini. E partecipare al suo inserimento alla scuola materna”.

“Culle, seggiolini, sdraiette: con la prima bimba avevamo comprato ogni cosa, con i gemelli abbiamo  riciclato tutto tranne il passeggino scelto dopo settimane di ricerche e studi ingegneristici“.

 

Un’attesa un po’ complicata

Per Chiara, l’attesa dei gemelli è stata complicata: si trattava di una gravidanza gemellare monocoriale biamniotica  (una placenta sola e due sacchi amniotici). “In questo caso infatti c’è un rischio che si chiama TTTS, sindrome da trasfusione feto fetale, che consiste in uno scambio errato di sangue e quindi di liquido amniotico fra i due feti. È una condizione molto delicata e, nel caso si verifichi,  richiede un intervento dalla placenta. Ci sono molti rischi, fra cui quello della non sopravvivenza del feto debole, se così possiamo chiamarlo”.

 

Il parto a trentasei settimane

“Sono stata al limite di TTTS per tutta la gravidanza. Per questo sono stata seguita all’ospedale Buzzi di Milano da un gruppo di medici bravissimi che per sette mesi ho incontrato una volta a settimana, andando avanti e indietro da casa. Il parto è stato un cesareo programmato a trentasei settimane più due, i piccoli pesavano l’uno due chili quattrocentocinquanta e l’altro tre chili e settanta: in pratica come due bimbi nati a termine”.

 

La collaborazione del marito e dei nonni

Quando sono uscita dall’ospedale siamo tornati a casa senza bambini per alcune difficoltà dei primi giorni. La prima settimana è passata in questo modo: la notte a casa con Carlotta, al mattino la portavamo a scuola e andavamo in ospedale dai bambini dove stavamo fino a sera”.

Gli aiuti, tutti in famiglia. “Mio marito nella prima fase è stato meraviglioso. Una volta ingranata la vita quotidiana, ho chiesto aiuto ai nonni. Quando andavo a prendere Carlotta alla scuola materna passavo un po’ di tempo esclusivo con lei, mentre i nonni si occupavano dei gemelli. Per il resto, per carattere mi piace fare tutto da sola.

 

Il rapporto con la sorellina più grande

Il rapporto di Carlotta con i fratellini ha passato diverse fasi. “All’inizio le sembravano due bambolotti ed era euforica. Quando ha capito cosa  comportavamo sono iniziate le difficoltà: crisi di pianto, scatti di rabbia, capricci per nulla, difficoltà nel mangiare. Un mese molto impegnativo, nonostante tutti i nostri sforzi per darle più attenzioni possibili e mantenere le sue abitudini.

“Un po’ alla volta ha capito che non c’era niente di cui avere paura. Ora è una vera sorella maggiore, gioca tantissimo con i piccoli, vuole insegnare le cose che sa e, ogni tanto, molla un pizzicotto o uno sberlone. Così, perché non si dimentichino chi comanda”.

 

I gemelli simili nell’aspetto diversi nel carattere

I gemelli si somigliano molto: capelli e occhi chiari anche se uno ha il visino più tondo, l’altro più allungato. Mentre, da subito, hanno mostrato di avere caratteri diversi.  “Uno, Diego, sembra più prepotente, ma è anche più coccolone. Pietro pare un po’ più indipendente e accomodante, cede i giochi al fratello che, invece, non lascia volentieri qualcosa che ha in mano”.

“Può sembrare strano, ma sono certa che questa differenza dipenda da come stavano nella mia pancia, in un’unica placenta, durante la gravidanza gemellare monocoriale. Pietro era quello in difficoltà,  ha lottato per sopravvivere per tutti i primi mesi di gravidanza, schiacciato in un angolino con poco liquido, insomma si è dovuto dare da fare fin da subito. Diego invece era più tranquillo, con più spazio per muoversi, diciamo abituato a stare comodo, e ora ha le stesse pretese. Comunque ora giocano tanto insieme, si rincorrono, si abbracciano. E da qualche mese si divertono molto anche con la sorella, la guardano con adorazione e cercano di copiare tutto quello che fa”.

 

Ascoltare sempre il proprio istinto

Chiara è insegnante di lettere alle scuole medie e dopo l’estate tornerà al lavoro.  Alle mamme che vivono un’esperienza simile alla sua dice di ascoltare sempre sé stesse. “Molte persone che ci stanno intorno pensano di poterci dare suggerimenti, spesso non richiesti. Vale la pena di  ascoltare tutti, ma poi meglio agire secondo il proprio istinto”.

“Certo, la fatica è tanta, ma la gioia di vedere i miei bimbi tutti e tre insieme è più grande. Poi restano piccoli davvero per poco tempo: godiamoceli, qualche volta lasciamo andare la casa e gli obblighi: i loro sorrisi valgono molto di più”.

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