Didattica a distanza pro e contro di un anno inedito - Vedodoppio
Didattica a distanza pro e contro. La scuola oltre lo schermo.

Scuola, mini bilancio di un anno straordinario

Didattica a distanza pro e contro. La scuola oltre il computer, il tablet, il cellulare. È appena finito l’anno scolastico più strano e straordinario dal Dopoguerra. Senza i soliti riti di esultanza felice, senza applausi, abbracci, libri tirati per aria. Soprattutto senza contatti fisici. Solo visi riuniti su uno schermo, sorrisi e qualche espressione liberatoria.

 

Didattica a distanza pro e contro

Sulla scuola a distanza, sui pro e i contro sinora si è detto tanto e si continuerà. Dovremo approfondire ancora per valutare cosa è stata la dad, abbreviazione per didattica a distanza con cui abbiamo preso confidenza, di cosa si potrà fare tesoro e cosa non ha funzionato. Qui c’è un mio piccolo bilancio da mamma di due adolescenti che frequentano la scuola pubblica, un po’ doppio come vuole questo blog.

 

La dedizione degli insegnanti

Sono stati colti alla sprovvista dall’emergenza. Eppure molti insegnanti, compresi quelli dei miei figli, ce l’hanno messa tutta. Si sono messi in gioco e molto, molto in  fretta hanno messo a punto didattica e lezioni online come mai avevano sperimentato prima. Con l’impegno, l’ostinazione, le raccomandazioni, a volte lo sconforto, le mail per rassicurare e stare vicini a tutti gli alunni. Alcuni insegnanti non avevano dimestichezza con la tecnologia, ma sono arrivati a maneggiare Google class e altre piattaforme alla perfezione e hanno cercato di seguire e spiegare ogni cosa a tutti gli studenti.

 

Il tentativo di aiutare tutti

Le professoresse e i professori hanno offerto agli studenti il tempo, anche quello personale, per rispondere ai dubbi e per il recupero delle insufficienze. Hanno mostrato senso dell’umorismo, disponibiltà, sono stati informali, hanno trovato parole gentili, si sono preoccupati: “buongiorno, sua figlia sta bene? In questi giorni non si è vista a lezione. Ha difficoltà con la connessione? La scuola può prestare un computer”. “Suo figlio tiene la telecamera spenta, ma se ha dubbi per chiedere può chattare oppure mandarmi una e mail”. Certo, non tutti i prof sono stati empatici, comprensivi, aperti, generosi, pronti a cambiare, ma tanti sì e questo conta.

 

Un nuovo modo di comportarsi

I ragazzi sono diventati ancora più abili a utilizzare tutti gli strumenti tecnologici e hanno fatto proprie certe regole di comportamento digitale che gli incontri online richiedono. È vero, c’è chi non ha mai acceso la telecamera del computer, chi ha detto: il microfono non funziona e non posso parlare. Eppure, anche con i visi nascosti, i libri sottolineati sulle ginocchia o a lato del computer durante l’interrogazione, a modo loro ci sono stati.  “La didattica a distanza ha stimolato l’autonomia e l’autodisciplina dei ragazzi. Certo, non di tutti”, dice Paola Sitzia, insegnante di matematica al liceo scientifico Pacinotti di Cagliari. “Ma se l’emergenza sanitaria fosse capitata un po’ di anni fa li avremmo persi tutti”. Un finimondo.

 

L’assenza di rapporti umani

La scuola però è soprattutto presenza, vicinanza, saperi che si trasmettono non solo con la parola, ma anche con il contatto fisico e lo sguardo. È essenziale scorgere gli occhi che brillano, le palpebre che sbattono o la fronte increspata mentre si parla e si ragiona insieme. Bisogna sentire i fogli che fanno rumore, i libri con le orecchie che cadono per terra.  Invece il grande assente, il grande contro della didattica a distanza, è stata la mancanza di rapporti umani, di facce sudate alla lezione di educazione fisica, di compagni di banco simpatici e di quelli che non suggeriscono neanche una parola. Di abbracci e baci di saluto.

 

Il potere di sua maestà il wi fi

La didattica a distanza e le lezioni on line hanno messo anche a fuoco ritardi e diseguaglianze: moltissimi ragazzi sono rimasti esclusi per una connessione inadeguata, altri perché non avevano un computer personale e lo dovevano condividere con fratelli e genitori e poi perché ottocentocinquantamila  ragazzi su otto milioni non possiedono nemmeno un dispositivo per la didattica a distanza.  Molte scuole si sono attivate per procurare computer e fondi per i collegamenti, ma non basta. Chi non aveva una forte motivazione o non ha potuto superare gli ostacoli è rimasto indietro.

 

Un anno di scuola senza foto di classe

Sono felice che la scuola, questa scuola, sia terminata.  Sono malinconica perché non c’è stato un suono di campanella, un rito, qualcosa che segnasse la fine di questo anno straordinario. Cosa rimarrà ce lo diranno i ragazzi. Cosa non c’è stato lo sappiamo anche noi. Di sicuro la foto di classe nel cortile o nel corridoio della scuola. Tutti in fila, davanti i più piccoli come capitava a me,  dietro le alte e gli altissimi. Fermi, clic. Dentro quel pezzetto di carta un po’ lucida ci sono un’età irripetibile,  storie, amori, legami forti. Facce conosciute in classe e mai più riviste o le amicizie della vita. Un mondo fermato lì, tra sorrisi limpidi, sguardi vivaci, occhi grandi sul futuro. Scatto insostituibile. Per quest’anno, speriamo l’unico, mancherà.

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