Adolescenza e amicizia in estate

L’estate, le vacanze e pochi amici

Adolescenza e amicizia in estate. Importante, importantissima. Anche durante queste giornate lunghe e luminose. Un tempo per divertirsi, crescere, fare il pieno di esperienze e anche di nuove conoscenze. Una storia di molti, ma non di tutti gli adolescenti. Perché c’è chi, invece, in vacanza, lega poco, preferisce (forse) la compagnia dei genitori, non si avvicina ai coetanei e, figurarsi, nemmeno ci parla.

 

Adolescenza e amicizia in estate

Ricordo me, minuta e riservata, quando avevo quell’ età acerba e gli occhi spalancati sul mondo.  Vivevo in una città sul mare e circondata da una famiglia numerosa: sorella, fratello, cugini, amici dei cugini: non andavo in cerca nuove amicizie. Dentro il mio gruppo mi sentivo solida e sicura.

Dei miei gemelli ora tredicenni, lui ha una piccola compagnia di amici del mare (tutti maschi per ora) è curioso di conoscerne altri, gli piace immagazzinare racconti di altre scuole e altre vite. Lei fuori casa e lontana dai rapporti consolidati  osserva e basta. I messaggi con le amiche di sempre e un tenue interesse verso altre lingue e altri visi.

 

Il bisogno di essere coinvolti da altri

Adolescenza e amicizia in estate sono nell’alfabeto di tutti i teenager, ma vengono declinate con molte sfumature. “Ci sono ragazzi più  socievoli  e aperti alle nuove conoscenze”, commenta  Roberta Altieri, psicologa e psicoterapeuta che segue da vicino gli adolescenti. “Altri sono più timidi e in ambienti che non conoscono faticano ad adattarsi,  a instaurare relazioni e sentono il bisogno di essere coinvolti da altri. Perciò in vacanza scelgono di non avventurarsi e stare soli o sotto l’ombrellone con la mamma e il papà. Occorre capire se sono solo introversi, sentono poca fiducia nelle proprie capacità o hanno timore del giudizio degli altri”.

 

Stare soli per acquistare sicurezza

I genitori di solito desiderano che i figli siano più intraprendenti e spigliati: pensano che stare troppo in disparte possa creare difficoltà.  “In realtà ci sono momenti  in i ragazzi hanno bisogno di stare con sé stessi per acquistare più sicurezza nel rapporto con i coetanei”, prosegue Roberta Altieri. “L’incontro diventa il campo di prova per mettersi in gioco e poi integrarsi nel gruppo.

A tredici, quattordici anni  la costruzione di sé è ancora in abbozzo e un adolescente può sentirsi inadeguato nel fisico, non tanto simpatico o non troppo atletico e il confronto, ancora di più con l’altro sesso, può creare ansia per la paura di essere rifiutati”.

 

I genitori possono incoraggiarli senza insistere

“Se i ragazzi sono timidi vanno rispettati, non forzati a fare amicizia a tutti i costi o a inserirsi in gruppi già formati dove è  complicato integrarsi”, aggiunge Roberta Altieri.  “Gli adolescenti hanno bisogno di farcela da soli e di dimostrare a sé stessi possiedono le capacità per relazionarsi.

Certo è un peccato perdere l’occasione di fare nuove conoscenze “qualche spinta andrebbe data iscrivendoli a un breve corso o a qualche gioco di gruppo in spiaggia. È importante alimentare l’autostima incoraggiandoli ad avere maggiore fiducia in sé con piccoli compiti che possono sostenere l’autonomia. Spesso basta solo una spinta iniziale per motivarli”. 

 

Portare in vacanza un amico del cuore

Adolescenza e amicizia in estate spesso vuol dire avere vicino l’amica o l’amico del cuore. E molti ragazzi chiedono alla mamma e al papà di poterli portare con sé se non per  tutto il tempo, almeno per qualche giorno. “Accontentarli può rendere il clima più sereno però non permette ai figli di usare le loro risorse, di farsi avanti e di confrontarsi anche con delusioni e insoddisfazioni”.

Molti genitori organizzano di proposito i viaggi con le famiglie degli amici dei figli:  “ben vengano a patto che il gruppo sia affiatato e che non venga fatto per evitare le lamentele dei figli. Ci deve essere comunque un’armonia e il tempo in vacanza non deve avere condizioni”.

 

Evitare confronti con i coetanei più disinvolti

È importante non sottolineare in continuazione la timidezza dei figli anche di fronte agli altri. Così si influenza il loro comportamento e certe parole possono essere vissute come un giudizio negativo che rinforza la chiusura e intacca l’autostima.

Perciò, meglio rispettare i tempi dei ragazzi più riservati e i loro modi di fare,  pensando che siano atteggiamenti passeggeri che si superano col tempo. Da evitare anche i confronti con i coetanei più estroversi perché  fanno sentire gli adolescenti ancora più inadeguati.

 

Rispettare tempi e stati d’animo

Noi genitori, porto sicuro, possiamo essere anche presenze moleste: meglio non essere invadenti e  assumere un ruolo di spettatori attivi, senza fare troppe pressioni come se si desiderasse cambiarli.

Meglio  far capire ai ragazzi che siamo disponibili ad ascoltarli e indagare se se la difficoltà  a socializzare è dovuta anche a qualche esperienza spiacevole.

Il nostro compito per l’estate: concentrarsi sul loro stato d’animo e cercare di capire come si sentono.

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2 Comments
  • Anna Maria

    19 Luglio 2019at12:33 Rispondi

    Come al solito pezzo molto interessante.I nostri figli sono sempre da seguire e consigliare ,ma mai obligarli.

    • Roberta Chessa

      20 Luglio 2019at11:17 Rispondi

      Grazie Annamaria, è vero anche gli adolescenti sono da seguire. Un po’ più a distanza, magari, ma occorre sempre osservarli. Un abbraccio.

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