Gemelli omozigoti e eterozigoti

Due coppie di gemelli: il talento di farsi in quattro

Mamma di gemelli omozigoti e eterozigoti. Ho sempre pensato che avere due bambini nello stesso momento richieda qualche superpotere. Dopo la sorpresa, la gioia, qualche timore, ci sono anche la fatica e la difficoltà di esserci per tutt’e due nello stesso momento, le notti insonni, le pappe raddoppiate e contemporanee, coccole e attenzioni da dividere e moltiplicare.  Anche se ora che i miei gemelli sono preadolescenti pensare a quel periodo è (quasi) un ricordo bellissimo.

 

Un giorno ho conosciuto Marianna, una donna solare e dall’energia contagiosa che, dopo esserci presentate, mi ha detto: “ho quattro bambini, due coppie di gemelli nate a distanza di due anni esatti l’una dall’altra: due bimbe, gemelle eterozigote, e due bimbi identici gemelli omozigoti”. Parlava con un sorriso splendido e una serenità dietro la quale ho iniziato subito a cercare quale segreto ci fosse.

 

Gemelli  monozigoti e eterozigoti

Intanto ho cominciato a leggere.  Marianna, oltre al  talento di farsi in quattro, ha un delizioso senso dell’umorismo e racconta la sua vita di mamma e di donna nel suo blog Senonoraquattro . Poi l’ho intervistata e, scambiandoci emozioni e impressioni, mi ha detto di più. A partire dal giorno in cui, durante la prima gravidanza, la dottoressa ha detto a lei a suo marito:  sono due.  “Notizia inaspettata perché non c’era nessuno in famiglia che aveva figli gemelli. Poi un sorriso tra il felice e l’ingenuo ci ha accompagnato per diversi giorni.

 

Per carattere sono incapace di fare programmi, ma capace di vivere alla giornata e ho pensato, senza timori, che in qualche modo ce l’avremmo fatta. Quando cinque anni e mezzo fa sono nate le bimbe, gemelle eterozigote, mio marito ha avuto la possibilità di lavorare da casa per diversi mesi: è stato un grande aiuto psicologico. Le giornate, nonostante fossimo impacciati, scorrevano tranquille e niente ci sembrava  impossibile. Tenevo i lettini delle bimbe di giorno nella sala da pranzo e di notte li spostavo in camera. Per sette mesi non ho dormito più di due ore di fila, massimo cinque ore per notte. Seno o biberon? Le ho allattate e lo rifarei, non le ho sincronizzate e lo rifarei. Risultato? Finivo di allattare e cambiare una e ripartivo con l’altra in un cerchio senza fine”.

 

Altri due bambini a distanza di quindici mesi

Dopo i primi tempi e la ripresa dallo tsunami emotivo si cominciano a riassaporare momenti di tranquillità. Con due figli nati assieme, non sempre si decide di averne un altro. “Quando le bimbe gemelle  avevano quindici mesi  le notti erano tornate più serene: abbiamo pensato che fosse il momento perfetto per avere un terzo figlio.”, prosegue Marianna, “gestire un solo neonato sarebbe stato semplice e ci piaceva l’idea che i bambini fossero vicini di età. Sapevo che se fossi uscita dal tunnel di pappe, pannolini e mancanza di sonno, non avrei avuto il coraggio di rientrarci. Pochi mesi dopo eccomi di nuovo in attesa e pronta per la visita dal ginecologo.

 

Se due anni prima non avevo nemmeno preso in considerazione l’idea che potessero essere due,  questa volta il calcolo delle probabilità era dalla mia: non poteva che essere uno”.  Invece? “Invece erano due. La prima reazione, quando lo abbiamo saputo, è stata una risata un po’ isterica a cui si è aggiunta quella del ginecologo che non sapeva cosa dire. Ero terrorizzata: due anni prima non sapevamo cosa significasse avere due gemelli, ora ne ero cosciente e per niente sicura che avrei retto quei ritmi e soprattutto quelle notti”.

 

Due maschietti gemelli omozigoti

“Nel giro di pochi giorni – potere degli ormoni?- tutto sembrava di nuovo superabile con disinvoltura”, rassicura Marianna, “quando hai più di un figlio scopri in fretta che non ce n’è uno uguale all’altro. I due maschietti, gemelli omozigoti,  nati due anni dopo le sorelle (siamo usciti dall’ospedale il giorno del compleanno delle bimbe) per tutto il primo anno sono stati facilissimi da gestire. Le mie paure si sono rivelate infondate: niente notti in bianco, difficoltà di allattamento, pianti incomprensibili. Ho sempre desiderato una famiglia numerosa e ora non riuscirei a immaginarmi se non mamma di due coppie di gemelli.

 

Per i bambini credo sia un gran regalo crescere in quattro così vicini di età. I miei sono una piccola banda: giocano, si tengono occupati tra loro per ore senza che debba essere sempre io a intrattenerli. A volte provo la sensazione di avere più tempo per me rispetto ad amiche che hanno bimbi coetanei figli unici”.

 

Per ora, niente gelosie fra i gemelli

Chi nasce in coppia sa, da subito, che deve dividere braccia e attenzioni della mamma e del papà.  C’è qualche gelosia fra i piccoli? “Non mi sembra. Le bimbe all’inizio si sono divise fra me e mio marito, i piccoli sono cresciuti consapevoli del fatto che non avrebbero potuto avere tante attenzioni su di sé e non sembrano patire per questo. Quando mi siedo sul divano parte il gioco della sedia: i posti vicini a me sono tre, uno a destra, uno a sinistra e uno in braccio, mentre loro sono in quattro. Fanno corse e lotte spettacolari e, se non si trova un accordo, risolviamo con i turni”.

 

Maschietti identici e legatissimi

Ci sono differenze di comportamento fra i gemelli omozigoti e eterozigoti,  fra i maschietti identici e le bimbe? “Le bambine sono legate come due sorelle, hanno cominciato a giocare insieme all’asilo, prima spesso facevano ognuna la sua attività.  I maschietti identici, gemelli omozigoti, si cercano da sempre e ho dovuto unire i lettini perché al mattino li trovavo sempre incastrati tra le sbarre che cercavano di mettere braccia e piedi verso il fratello. Tuttora spesso dormono assieme”

 

Uscire con quattro bambini

E poi c’è la pratica. La gestione della piccola combriccola da sola perché i nonni non sono vicini e intervengono  in caso di necessità. Ma come si riesce a uscire di casa con quattro bambini piccoli? “Durante le uscite la democrazia è abolita”, chiarisce Marianna. “Quando sono nati i maschietti, le bimbe avevano appena due anni e hanno ceduto ai fratellini il passeggino. Lo spingevo con loro due attaccate una a destra e una a sinistra: quasi un trasporto eccezionale. È stato molto prezioso un passeggino doppio, affiancato, ma largo come un singolo: il Mountain Buggy Duet. Ora andiamo tutti a piedi: le bimbe davanti a me e i piccoli per mano”.

 

Pranzo e nanna uguali per tutti

Anche il momento del pasto può diventare un’impresa eroica con quattro bambini.  Con la forza speciale di essere gemelli omozigoti e eterozigoti. “Ho brevettato il metodo brevettato Senonoraquattro: nessuno è obbligato a mangiare quello che c’è nel piatto, ma se non gradisce dovrà aspettare il prossimo pasto. Ci sono delle pietanze che non piacciono proprio e le evito. Farli rimanere tutti seduti? Per ora è un sogno. Il bagno? Se sono sola opto per due bagni,  lunghissimi, in coppia; se c’ è il papà si dividono: due nella doccia con lui e due nella vasca”.

 

E la nanna? Conclude Marianna:  “per me è un altro momento da gendarme. Dopo cena i bambini possono guardare un po’ di tv, ma alle venti  ci si lava i denti, indossa il pigiama e via in camera. Se ho ancora qualche energia leggo qualche storia, altrimenti c’è  il papà che fare un po’ di coccole a tutti.  Ma alle ventietrenta la luce si spegne”.

 

Cosa vi piace dell’esperienza di Marianna? Ne avete vostra una da raccontarmi? Scrivete un commento qui o una e mail. Può nascere una nuova storia da condividere.

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La newsletter racconta storie di vita e il meglio delle mie esperienze di tutti i giorni. Ci sono consigli e novità. Sempre, spunti e idee da condividere. Di solito, la invio una volta al mese.

Blogger, giornalista, mamma di due gemelli preadolescenti. Vedodoppio parla di loro, un po’ di me, dello sguardo sulla vita vista con quattro occhi. Uno spazio dove nascono storie che vogliono diventare esperienze da condividere.

2 Comments
  • CHESSA MARIO

    9 maggio 2018 at 12:33 Rispondi

    Come al solito sempre interessante sapere come ci si comporta con quattro gemelli. Brava. Anna Maria

    • Roberta Chessa

      9 maggio 2018 at 12:40 Rispondi

      Grazie Anna Maria, è stato un bell’incontro quello con Marianna. E mi ha trasmesso molta energia.

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