Adolescenza e poca voglia di studiare

Adolescenti e poca voglia di studiare

Adolescenza e poca voglia di studiare. Di completare le frasi con l’analisi grammaticale, gli esercizi di algebra, le pagine di storia. E rimandare, rimandare o anche andare a scuola senza aver fatto i compiti. Capita spesso che i ragazzi siano svogliati e mostrino poco interesse verso le lezioni in classe e lo studio che gira intorno. E  si ritrovino a vivere le giornate fra brutti voti, insoddisfazione e delusione.

 

Adolescenza e poca voglia di studiare

Per me, con due gemelli in terza media, lo studio e i discorsi sull’impegno a scuola sono pane di tutti i giorni. Come anche gli alti e bassi in alcune materie e certe interrogazioni da rifare. E tanti altri genitori preoccupati  (mi) raccontano le pene dei figli con i problemi di aritmetica, il prof di scienze e i verbi inglesi irregolari.

Da un lato, il rischio per gli adulti è di  cascare in atteggiamenti punitivi: se non vai bene a scuola niente play station, cellulare, serie di Netflix per una settimana, un mese o chissà quanto. Dall’altro, per mettere fine alle tensioni,  viene fuori la tentazione forte di sostituirsi ai figli  e di  fare i compiti al posto loro. Così. si risolvono in fretta le espressioni e si completa una volta per tutte l’analisi del periodo.

 

Capire le ragioni

Ma prima di prendere qualsiasi strada occorre fermarsi un attimo. Dietro i non mi va, lo faccio dopo, non mi piace la geografia possono esserci tante ragioni,  a partire proprio dall’età che fa vivere i ragazzi dentro una giostra di emozioni. “La discontinuità dell’impegno è tipica dell’adolescenza”, commenta la psicologa e psicoterapeuta Roberta Altieri, che si occupa da tempo di adolescenti.

“Il processo di maturazione fisica e mentale richiede molte energie e si accentua anche la tendenza a sentirsi frustrati. È difficile accettare i propri limiti: i ragazzi non sono sicuri dei propri mezzi, temono di esporsi e quando sbagliano o non ottengono il risultato sperato spesso si spaventano, si demotivano e non sanno come superare questa fase”.

 

Aspettative e conflitti

A volte possono essere anche le aspettative dei genitori a creare il disagio perché sono convinti di poterli guidare in ogni momento della loro vita scolastica. Se i figli non rispettano le previsioni degli adulti nascono emozioni dolorose: rabbia, delusione e frustrazione. E si crea una distanza emotiva e affettiva.

Altre volte invece i ragazzi non studiano perché sono in conflitto con i genitori. E si lamentano di non essere presi in considerazione per le loro esigenze ed emozioni,  ma solo per i risultati e i voti a scuola.

 

Mettersi in ascolto

“Molto spesso i genitori che dicono di averle provate tutte con i figli adolescenti che hanno poca voglia di studiare in realtà mettono in atto il classico copione: bel voto e premio, brutto voto e castigo con qualche tentativo di dialogo messo in atto in modo sporadico. Le punizioni di solito hanno un breve respiro”, prosegue la psicologa.

“Come adulti dobbiamo metterci sempre in ascolto, interrogarci sulle aspettative che abbiamo verso i risultati scolastici dei figli, sul modo di accogliere le difficoltà altrui, sull’esempio che diamo verso gli impegni presi”.

 

Rafforzare fiducia e autostima

Se i ragazzi hanno difficoltà che non riescono a superare da soli occorre aiutarli a rafforzare la consapevolezza di sé. “Se decidiamo di far seguire nostra figlia o figlio in una materia, per esempio la matematica, non accontentiamoci di qualcuno che gli faccia solo svolgere tutti i compiti. Ci vuole una persona che possa dargli un po’ di fiducia in sé stesso, nelle capacità e nel futuro”.

Se l’adolescente continua a non impegnarsi è bene farsi qualche domanda. Perché insiste con un autogoal di questo genere? Che senso ha farsi riprendere spesso e restare al centro di un’attenzione ansiosa dei genitori?

 

Coltivare i talenti

Se i figli hanno un talento al di fuori della scuola è da curare e valorizzare. Aggiunge Roberta Altieri: “consiglio di non punire l’adolescente che ha poca voglia di studiare facendogli saltare l’ora di calcio o di teatro. In questo modo si scoraggia la vocazione e la volontà di fare qualcosa che gli riesce bene”.

“Meglio trovare altre strategie come un traguardo vicino che possa stimolarlo: un concerto rock, uno spettacolo, un fine settimana fuori casa per seguire una passione.  Purché l’aspetto centrale dei discorsi non sia il voto, ma l’impegno”.

 

Evitare i confronti con altri

Quanto ha preso Diego nella verifica di storia? Capita che la mamma o il papà cerchino l’esempio di  altri compagni di classe per tentare di stimolare i figli svogliati nello studio. “Ma i confronti sono sempre spiacevoli: meglio evitarli perché non favoriscono l’autostima. Se sono i ragazzi a fare i paragoni si può accogliere quanto ci stanno comunicando, ma aiutarli a capire che ognuno ha la sua storia e le sue inclinazioni”.

“Da evitare anche il racconto di quanto noi genitori eravamo bravi a scuola: aumenta le distanze e il senso di inadeguatezza. Può essere efficace invece  rendere i figli  partecipi delle difficoltà che abbiamo incontrato nello studio. Raccontiamo qualcosa che abbiamo vissuto e trasmettiamo l’idea che i momenti di difficoltà possono essere superati”.

 

I mal di pancia e le assenze

E poi ci sono i mal di pancia e mal di testa ( non sempre reali) che fanno saltare giorni di scuola. “Se le assenze diventano frequenti occorre intervenire. Un disagio scolastico prolungato va affrontato prima che prenda la forma di una fobia”, precisa Roberta Altieri.

“Se il malessere è lieve si può parlare con gli insegnanti e valutare possibili strategie di intervento in classe e a casa. Bisogna accertare se le difficoltà sono in una sola materia, se c’è un cattivo rapporto con un professore, se è stata scelta una scuola superiore non adatta o, alle medie, ci sono regole non adatte a nostro figlio”.

 

Lo studio in gruppo può essere d’aiuto

Una soluzione per far ritrovare entusiasmo agli adolescenti con poca voglia di studiare? Fargli svolgere i compiti con altri compagni di classe o un doposcuola di gruppo. “Vanno benissimo se si tratta di un breve periodo di disimpegno e del bisogno di farsi trascinare dagli altri per stare al pari e confrontarsi”, conclude la psicologa.

“L’importante è che gli adolescenti che hanno poca voglia di studiare abbiano chiara una certezza: tutto può essere superato con la dedizione. Anche se costa fatica e qualche rinuncia”.

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