Compiti per le vacanze estive

Un mare di compiti

I compiti per le vacanze estive. Eccoli, ogni anno, puntuali come una liturgia. Stavolta,  in seconda media, nella classe di mio figlio sono stati annunciati con e mail e messaggi di whatsapp  una settimana prima della fine della scuola.  Grammatica, tre libri da leggere, ripasso di congiuntivo e condizionale. Esercizi, tanti, di matematica. Altrettanti di inglese.

Per mia figlia, l’elenco era dentro la pagella. Tre temi, cinquanta (!) frasi di analisi logica, due libri di narrativa da leggere e commentare. Letture anche di inglese, The tempest di Shakespeare, e spagnolo, En busca del amigo desaparecido, con tutte le attività collegate.

 

I compiti per le vacanze estive

Per tutt’ e due  i gemelli la stessa raccomandazione. Schede e testi dovranno essere presentati, svolti con cura, al ritorno sui banchi a settembre.  Ho dato uno sguardo rapido e anche un po’ impaurito a tutti questi impegni dei miei figli, ho tenuto per me commenti  e riflessioni: per adesso ho ascoltato lamentele (una insegnante mi ha anche detto “qualche collega ha esagerato” ) e buoni consigli.

Un fatto è certo: al di là della quantità e delle interminabili discussioni sul web e sui gruppi whatsapp sull’opportunità di far studiare i ragazzi durante l’estate c’è una situazione concreta da gestire, un piano di lavoro da avviare, (obiezione: ma è appena finita la scuola!):  i preadolescenti  devono convincersi o essere convinti, motivati e spronati: frasi e e formule, giorno per giorno, possono essere svolte in serenità.  Già, ma come?

 

Non sostituirsi ai ragazzi

Psicologi, educatori e pedagogisti sono d’accordo: i ragazzi non vanno  aiutati nello svolgimento dei compiti per le vacanze estive. La pensa così anche Paola, amica di una vita, compagna di banco per anni, ora insegnante di matematica al liceo scientifico. Le ho chiesto un parere spassionato su questa quantità di prove: “non cercare di risolvere il problema del momento o dell’estate aiutandoli a fare i compiti più in fretta. Le scuole medie sono fondamentali per acquisire un metodo di studio: lavorare in autonomia è l’unico modo che conosco per farlo”.

 

Fiducia nelle loro capacità

Secondo gli esperti, un genitore che chiede a un figlio di fare i compiti senza una guida dà un messaggio chiaro: ha fiducia nelle sue capacità. Al contrario, una presenza continua e insistente per lo studio può inviare il messaggio opposto: che non si ha fiducia nei ragazzi e, soprattutto, si pensa che non siano capaci di completare gli esercizi da soli, di sapersi organizzare, di assumersi le responsabilità e le conseguenze dei propri comportamenti.

 

Come sostiene Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, meglio non fare i genitori spazzaneve, quelli che si mettono davanti ai figli cercando di eliminare montagnette e asperità del percorso. Se ci si sostituisce a loro non si ottengono risultati e cresce la tentazione di delegare. È come se i figli si aspettassero che siano il papà e la mamma a occuparsi del loro lavoro.

 

Preparare un’agenda

Responsabilità e autonomia, alla scuola media,  per molti ragazzi sono qualità ancora da conquistare. Come aiutarli, in pratica? Intanto, i genitori  possono programmare assieme ai figli  un’agenda dei compiti per le vacanze estive, stabilire il momento migliore per svolgerli e quanti farne ogni giorno. È stimolante organizzare qualche giornata di studio e di ripasso con gli amici: così si esercitano cooperazione e collaborazione.

 

Genitori come allenatori

C’è da dire che l’estate è  fatta soprattutto di aria aperta e svaghi. Partite di calcio, di pallavolo, corsi di danza e giochi di gruppo all’oratorio. Giornate di mare, montagna, escursioni, nuotate in piscina. Mattine di ozio, pomeriggi a guardare film, serie tv o a disputare tornei con la play station.  Come motivare i ragazzi a studiare, a lasciare gli amici per qualche ora, a chiudere la finestra per non vedere il sole, a spegnere per un po’ cellulari e tablet?

I genitori, suggerisce ancora Alberto Pellai, possono regolare  il tempo di studio, evitando che ci siano interruzioni e distrazioni,  favorendo la concentrazione, Insomma, l’ideale è comportarsi come  gli allenatori a bordo pista, accompagnando i ragazzi lungo il percorso senza essere avere la priorità di raggiungere solo l’obiettivo.

 

Tollerare l’imperfezione

C’è poi da  resistere  alla tentazione di esercitare un controllo costante di libri e quaderni.  Molti genitori desiderano che tutti i compiti siano fatti a puntino, senza sbavature. Invece è nostro compito (questo sì) tollerare gli errori e l’imperfezione che fanno parte del percorso di crescita degli adolescenti.

Meglio evitare di correggere i compiti per le vacanze estive.  Il foglio lindo e perfetto, a volte, può essere la prova evidente che l’esercizio non è stato fatto dai ragazzi. Padri e madri che indossano le vesti di guardiani scolastici  generano una sfiducia e spesso anche una reazione opposta. Si crea una dipendenza e pure il timore di sbagliare.  Spesso, sottolinea ancora Alberto Pellai,  i ragazzi hanno timore della valutazione dei genitori ancor più di quella degli insegnanti. E per gli adolescenti  il rischio è quello di generare una forte ansia da prestazione.

 

Aiuto solo se richiesto

Certo è che i genitori possono rassicurare i figli sulla loro presenza in caso di difficoltà.  Se ci sono dubbi o passaggi poco chiari  li si può sciogliere o, in alternativa, cercare un’ altra persona che dia le spiegazioni  di cui hanno bisogno. Se lo chiedono ci si può far ripetere il capitolo di storia o di geografia ma senza  troppi commenti: così  imparano  ad ascoltarsi, a organizzare un discorso o a  fare una sintesi.

Anche noi, comunque, dobbiamo metterci d’impegno.

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Blogger, giornalista, mamma di due gemelli preadolescenti. Vedodoppio parla di loro, un po’ di me, dello sguardo sulla vita vista con quattro occhi. Uno spazio dove nascono storie che vogliono diventare esperienze da condividere.

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