Gemelli alla scuola superiore. Cronache da due licei.

Cronache da due licei

I gemelli alla scuola superiore. Per i miei figli è cominciata da poco più di un mese. E mi sto facendo delle idee molto diverse da quelle che avevo prima del loro primo giorno di scuola. Forse avevo cercato di immedesimarmi, forse, più probabile, avevo un desiderio incontrollabile di tornare indietro nel tempo.

 

Gemelli alla scuola superiore

Un anno fa giravo fra le scuole superiori della città, tutte sconosciute per me che ho studiato altrove. Ero  alle prese con le giornate aperte organizzate dagli istituti, le indecisioni di mio figlio, le vocazioni ancora acerbe, le passioni spiccate di mia figlia.

Ero anche alle prese con un passo nuovo, anzi due passi, due gemelli, i miei, in due scuole superiori diverse come era accaduto anche alle medie. Però ogni debutto è una prima assoluta e stavolta mi sembrava più impegnativo perché, quelli che li attendono, sono anni densi e fondamentali dove si impara tanto, si cresce tanto e ci si trasforma ancora di più.

 

I visi dei compagni già familiari

Nei  giorni che precedevano l’inizio della scuola superiore cercavo anche di ricordare, senza successo,  come mi sentivo io alla loro età nella stessa circostanza e consigliavo a ognuno dei due l’abbigliamento secondo me adatto al primo giorno. Ho pure avuto la fortuna che l’ingresso delle due prime fosse in giorni diversi, così, mi sono detta, magari posso esserci.

Lui invece quando ho pronunciato ti accompagno ha sgranato gli occhi ed è scappato. Conosceva già sezione e nome di tutti compagni (gli elenchi erano da tempo nel sito della scuola) ed era partita su Instagram la caccia ai volti di tutti.

Per mia figlia, invece, hanno comunicato classi e sezioni  il primo giorno di scuola. Il liceo che frequenta ha chiesto che ci fosse almeno un genitore mentre nel cortile affollatissimo leggevano uno per uno a voce alta i nomi di tutti i ragazzi delle nove prime.

 

Cronache del primo mese

Il resto è storia di questi i giorni. Ma per ora qui non si parla di aoristo, matematica, versioni di latino, discipline pittoriche o del grande occhio del registro elettronico a cui nulla sfugge.  Solo di impressioni nel vedere questi adolescenti (questo mare di adolescenza)  pieni di entusiasmo, curiosità, debolezze, contraddizioni, scoperte, costruzione di sé, simpatie e antipatie che si mischiano e non sono mai uguali.

 

Il giornale della scuola

Mio figlio, carattere non sempre adattabile, ha detto subito:  “mi trovo bene con i compagni,  oggi andiamo a pranzo in gruppo, ho chiesto di entrare nella redazione del giornale della scuola per occuparmi di fotografia. E il direttore, (un ragazzo brillante di quinta che a volte porta lo smalto nero sulle unghie)  mi ha già inserito fra i suoi contatti”.

Nel venerdì della manifestazione per il clima lui e  tantissimi altri studenti si sono riuniti, hanno pensato e scritto gli slogan, preparato cartelloni colorati e originali perché contava esserci come classe, come gruppo.

 

Ci chiamiamo tutti per nome

Mia figlia, fiera del suo liceo artistico, nei primi giorni era a suo agio come fosse lì da sempre.  “mamma va benissimo anche se non sono con le mie compagne delle medie.  Ho già legato con Anna e Viola”.  È andata in giro con i compagni di classe, si è indignata perché al fast food dove hanno pranzato non c’era l’ascensore per far salire la compagna disabile, ha parole di solidarietà per il compagno che ha sempre sonno perché viene da lontano e si alza alle cinque del mattino”.

E poi, “sai mamma c’è una cosa strana. Alle medie chiamavamo tutti i maschi per cognome. Ora invece ci chiamiamo tutti con il nostro nome. A volte qualcuno mi chiama zerosei perché sono la più piccola della classe. Mi dà un po’ fastidio, ma va bene così”.

 

I gemelli e il liceo: l’inizio e il futuro

Mi piace la naturalezza di porsi e proporsi, la socialità spigliata dei ragazzi, ben diversa da quella che avevo io alla loro età, il dialogo che hanno con  alcuni insegnanti, il punto di vista maturo verso le difficoltà di certi compagni.  Mi piacciono la voglia di raccontare (senza richiesta, per ora) quello che capita a scuola, i discorsi un po’ scombinati ma anche  pieni di significato, la capacità di saper prendere le misure della nuova realtà e della nuova scuola con l’aria di chi la sa lunga.

Non voglio pensare alle difficoltà che potranno arrivare o ai tre e quattro, se ci saranno.  Ora sto a guardare con gioia i gemelli alla scuola superiore perché so che su quei banchi c’è  anche la potenza del sogno. Con tanti futuri e tante vite possibili e desiderabili. 

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2 Comments
  • Anna Maria Ferretti

    24 Ottobre 2019at17:40 Rispondi

    Ho letto con piacere la la newsletter hai descritto così bene li due diversi ingressi alle superiori dei gemelli , che mi è sembrato di essere presente.

    • Roberta Chessa

      25 Ottobre 2019at17:55 Rispondi

      Cara Annamaria, grazie. In effetti pensavo anche l’inizio di queste due scuole superiori è stato impegnativo, ma anche molto emozionante. Un abbraccio.

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