Gioco del pincaro e infanzia. L'importanza dei ricordi - Vedodoppio
Gioco del pincaro

Giochiamo a pincaro

Facciamo il gioco del pincaro?” “Sì, mamma, ma non ora”, dice lei, la sorella gemella mentre colora il suo libro pieno di disegni caleidoscopici. “Giochiamo ora, invece”. “E tu, fratello, giochi?” “Uhm non ho tanta voglia. Preferisco continuare a guardare la serie di Huntik”. “Dai andiamo giù in cortile”, insisto.

 

Il cortile è un poligono irregolare abbracciato da un palazzo anni Sessanta di quattro piani, in una strada che ha un nome da favola: via dei colombi. Molto cemento, poco verde. Qualche geraneo, piante grasse, sole a picco per gran parte del giorno. Eppure, vuoto e scarno, è un posto magico per inventarsi i giochi.

 

Il gioco del pincaro:  semplice e divertente

Ma cos’è il pincaro, mamma?” “È un gioco semplice e divertente. Disegniamo in terra – con un pezzo di gesso o una pietruzza – un rettangolo con sei o otto numeri. Ognuno di noi si sceglie poi una piccola pietra come segnalino, a turno la lanciamo nelle caselle numerate e per riprenderla la raggiungiamo saltellando su un piede. Non bisogna calpestare o far cadere la pietra fuori o sulle linee. Ogni errore, una penitenza”. Avanti, giravolta e poi indietro sempre saltellando.

 

Ecco cominciamo, via, lancio! “Ma stare sempre su un piede è difficile, dice lei, la sorella gemella. “Se cado mi sbuccio le ginocchia”, commenta il fratello, mettendo avanti un flebile timore per non mostrare di essere svogliato (comunque, sappilo, le mie ginocchia hanno ancora qualche segno di lontane cadute in cortile). Uno, due, tre, quattro. Lanci. Salti. In equilibrio sullo spasso, le risate, l’improvvisazione.

Dopo un po’ siamo stanchi, ma soprattutto soddisfatti. “Vi è piaciuto?” “Beh sì, un vorrei farlo ancora perché così  gioco con te. E anche il gioco del pincaro mi diverte”, commenta lei.  E a te, fratello? “Beh, no, non so se voglio rifarlo. Però stare in cortile è bello”.

 

Un bellissimo ricordo d’infanzia

Driiin, Driiin. La sveglia. Apro gli occhi. Sono nel mio letto e non in via dei colombi. Era un sogno. Eppure  suggestivo e rassicurante perché ho mischiato realtà, desideri, ricordi. Di quando io bambina giocavo a pincaro con mia sorella, mio fratello e i miei inseparabili cugini Vale e Paolo, pomeriggi estivi di afa irresistibile e salti nelle caselle disegnate in terra.

E mi viene subito in mente quanto vorrei che anche i gemelli, ora che stanno crescendo, li conservassero i ricordi d’infanzia e diventassero bei sogni. Perché  le esperienze vissute da bambini, forme, odori e colori,  sono un balsamo che ci protegge, fotogrammi della nostra storia che segnano e disegnano la personalità.

 

Allegoria della vita

Ci sarà, spero, un gioco del pincaro – allegoria anche della vita con i suoi balzi avanti e indietro – che a ripensarci li farà sorridere, ritornare ai giorni spensierati e leggeri. Ricordi buffi e anche poetici di una stagione piena di sorprese, promesse, meraviglie acerbe, scoperte, timori.

Ricordi che diventano una valigia imperdibile e tutta nostra pronta per affrontare i giorni che verranno. E che ci aiutano a saltare. A volte, anche a volare.

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