Sushi per bambini

Sushi per due

Le patate? Non mi piacciono proprio. Le patate? Mi piacciono moltissimo: lesse, fritte, al forno. La pasta al pesto? Non la mangio. La pasta al pesto? Sì, la mangio. Anzi, “me ne prepari un bel piatto?

 

Questo scambio di battute è un normale dialogo fra me e loro, i miei gemelli, lei e lui, quando si tratta di decidere cosa mangiare per pranzo o per cena. Quasi nessuna pietanza attira allo stesso modo tutt’e due. E per me, felicemente onnivora, estimatrice instancabile del buon cibo è un sottile tormento. A cui si aggiunge il senso di colpa per non riuscire a stabilire per entrambi una dieta equilibrata e anche sana.

Per i gemelli a tavola gusti opposti

E poi, oltre a vedere facce perplesse di fronte a molte proposte, mi si attenua il piacere di assaporare un bel piatto condividendo la soddisfazione di gustarlo anche con loro.  Lei, la sorella, adora il formaggio: fresco, stagionato, fuso sulle fette di pane. Lui, il fratello gemello, apprezza solo quello da grattugiare sulla pasta, il più classico dei sapori. Lei non ama la pasta, mentre lui adora piatti fumanti di penne o fusilli, meglio se rigorosamente in bianco. Lei adora le cotolette, lui raramente ne ha assaggiato una. La verdura deve essere solo cruda: vanno forte per lei pomodori e cetrioli, per lui sedano e ravanelli.

 

La frutta per lei vuol dire uva, pesche, fragole. Per lui, a volte, ma solo a volte, qualche pera e qualche kiwi ben pelato e tagliato a fettine sottili. Il pesce? Ecco qui c’è un punto di incontro. “Non ci piace”, “ha le spine che se le mastichi fanno male”, “a scuola ci davano i bastoncini di pesce al forno e non avevano un buon sapore”. Ah…

 

Sushi per bambini

Di solito non forzo mai (magari ottengo l’effetto contrario!), incoraggio all’assaggio anche con il mio esempio convinto. Mi ricordo che anche io ho cominciato solo dopo gli anni dell’adolescenza ad apprezzare sapori e aromi diversi da quelli super tradizionali. Ma non mi rassegno.

E così, un po’ per caso, un po’ per la curiosità e l’amore che già da anni mi prende per le cucine del mondo, provo la strada giapponese del sushi. Ristorante semplice, minimal, menù fissi con molte possibilità di scelta. Conosco i proprietari,  molto attenti alla qualità degli ingredienti.  Tento l’esperimento. La prima volta solo ciotole di riso bianco, “Ma che buon sapore!”. La seconda volta, rotolini, i maki, involti da alghe con ripieni vari e poi, pian piano eccoci alla polpettina cilindrica guarnita con una sottile fetta di pesce.

Un timido assaggio, poi due, poi tanti. “Il sushi è troppo buono, quando torniamo a mangiarlo?” Vedremo. “Che ne dite se oggi prepariamo una bella orata per cena?” “No, il pesce proprio non ci piace”.

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