Figli in viaggio senza genitori. Qual è l'età giusta per andare? - Vedodoppio
Figli in viaggio senza genitori

In viaggio da soli

Una cosa è sicura: il prossimo anno non vado da nessuna parte. Queste parole di mio figlio, il fratello gemello, non sono arrivate alla fine di una vacanza di figli in viaggio senza genitori andata un po’così, ma prima ancora della partenza. Una vacanza studio fuori dall’Italia organizzata con un’ insegnante della sua scuola media e tutte le premesse per essere un’esperienza da ricordare.

  

Figli in viaggio senza genitori: l’incertezza della nuova realtà

Invece no. Per lui il mondo nuovo da conoscere, i nuovi volti, i luoghi nuovi avevano ancora contorni troppo indefiniti. Ne abbiamo parlato tante volte prima io, lui e papà F, visibilmente entusiasta. “Che bello, alla sua età ci sarei andato di corsa!” A me risuonavano nella testa le parole della nonna A,  mia madre, sempre pronta con le  sue frasi di saggezza popolare: “ogni lasciata è persa”. “Sì vado, ma poi mi fate aprire un canale you tube”, ha detto lui al momento della decisione.

 

E poi nello stesso periodo anche la sorella gemella avrebbe partecipato a un viaggio proposto dalla sua scuola (i gemelli hanno scelto scuole medie diverse). Un’esperienza differente, ma con un calendario ricco di attività, molte sul filone di Star Wars, da far impallidire i più esperti organizzatori di viaggi di gruppo.

 

Un’esperienza verso una dimensione più matura

A me piaceva pensare a questa vita separata dal mondo degli adulti, accompagnatori a parte, dalla mamma che ti rifà il letto o, a volte, cucina la pasta alle cinque del pomeriggio perché  mangi così poco che ogni pretesto è buono perché ti nutra. E quasi mi elettrizzava immaginare tanti  piccoli gesti di emancipazione, un acquisto inutile, molti hot dog pieni di cipolle, spray per colorare i capelli di viola, tessere per l’ingresso verso una dimensione più matura e indipendente.

 

Dopo la partenza. “Come stai? Bene, cioè no. Non trovo la camicia bianca nella valigia”. Ops, dimenticata. “Ecco, come faccio ad andare all’elegant party? La dobbiamo avere tutti!” “Come è andata la gita di oggi? Bene…non mi prende il wi fi. Voglio tornare a casa…”

E tu piccola come stai, ti diverti, sei felice, ti manco? “Sì, cioè, un poco. Oggi in gita ho fatto il percorso del terrore. Scusa ti devo salutare, ora chiamo la nonna…” Nei pochi minuti in cui può usare il cellulare lei, la sorella gemella, fa una telefonata a tutti noi con lo stesso ordine: la sua strategia di sicurezza.

 

Mamma e papà non devono farsi sentire apprensivi

Romina Angeli,  una life coach piena di risorse e molto attenta al rapporto genitori figli. consiglia:  “prima di mandare i figli in viaggio senza genitori credo sia bene parlarne con i bambini, ascoltare i loro desideri senza forzare. Un figlio può essere pronto per un viaggio da solo e l’altro no. Questo dimostra l’unicità dei bambini. Da queste esperienze anche noi genitori impariamo tanto su di noi. Con un buon ascolto interiore possiamo capire se le resistenze che hanno i nostri figli sono in realtà anche le nostre. Sono momenti di consapevolezza molto interessanti. Una raccomandazione: al telefono non facciamoci sentire apprensivi”.

 

Amore, piccolo uomo, come stai, mangi un po’, ti diverti anche, hai imparato a chiedere se ti fanno il bucato, c’è qualcosa di bellissimo che hai visto, ti manco? “Sì, mi manchi. Mi mancate. Però quando torno, tra qualche giorno fammi trovare una pizza, anzi due con salame piccante e una pasta alla carbonara. Prometto: mangio tutto.”

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