Intelligenza emotiva a scuola. Come allenarla sui banchi e in classe.

Intelligenza emotiva a scuola: i percorsi per allenarla

Intelligenza emotiva a scuola.  Per imparare a riconoscere, trattare, far venir fuori le emozioni in classe e nella vita fuori. Per avere buone relazioni con i compagni, allenare la capacità di prendere decisioni, di reagire agli insuccessi, di mettere a fuoco gli obiettivi e nutrire l’autostima e la motivazione.

 

Intelligenza emotiva a scuola

Una condizione ideale? Più una strada da percorrere. Perché l’intelligenza emotiva è stata inserita dal World Economic Forum (il Forum economico mondiale che si svolge a Davos) tra le dieci competenze più richieste e, secondo gli esperti, è una qualità vitale.

Studiosi e  ricerche concordano: avanza la tecnologia ma anche l’importanza delle capacità emotive: non possono essere sostituite dalle macchine e saranno sempre più ricercate. Perciò si può cominciare a conoscerle e allenarle proprio sui banchi di scuola.

Già, ma come? Ne ho parlato con Cristiana Melis, coach con una specializzazione in intelligenza emotiva (tra i suoi titoli: Soft skills trainer e Practitioner & Assessor in intelligenza emotiva) e autrice di progetti per gli adolescenti.

 

Una competenza che guida scelte e decisioni

“L’intelligenza emotiva riguarda la capacità di riconoscere, utilizzare e gestire in modo consapevole le nostre emozioni e quelle degli altri”, commenta Cristiana Melis.  “Porta a creare buoni rapporti, a entrare in empatia con le persone e a darsi una direzione nella vita”.

Da sempre presente nella storia della psicologia, Daniel Goleman,  psicologo e giornalista americano, autore del libro Intelligenza emotiva ce l’ ha fatta conoscere e scoprire il potere su ciò che facciamo e sul modo di entrare in relazione con gli altri.

“Le emozioni offrono informazioni su di noi: basta pensare che quando prendiamo una decisione oltre l’ottanta per cento dipende da spinte emotive. Se non si è consapevoli come si possono fare scelte efficaci?”.

 

Esercitarla in bambini e ragazzi

“L’intelligenza emotiva non è una sostituta dell’intelligenza analitica, non rimpiazza le competenze tecniche, ma integra e rafforza tutte le altre abilità”, precisa Cristiana Melis, “è energia che si può usare per raggiungere gli obiettivi e  per vivere meglio: a scuola, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Per questo è importante esercitare queste capacità nei  bambini e nei ragazzi. Pensiamo ai momenti in cui devono rimanere concentrati sui compiti e sullo studio, gestire l’ansia per gli esami e le verifiche a scuola, reagire alle prime delusioni, alla poca voglia di studiare, agli insuccessi e ai brutti voti.”.

 

Lavorare sulle risorse degli alunni

Date le tante innovazioni dell’intelligenza artificiale, la maggior parte dei bambini svolgerà una professione che ora non esiste. “È vero, ci sono robot che possono leggere e decodificare le emozioni delle persone, ma non provano empatia. La sfida è proprio questa: preparare i ragazzi a gestire le emozioni per conoscersi meglio, migliorare l’autostima e la consapevolezza.

Gli insegnanti possono incoraggiare lo sviluppo di queste qualità,  lavorando sulle risorse degli alunni, dando loro spazio per esprimersi e utilizzando strumenti che permettono di far crescere le competenze e la fiducia in sé stessi”.

 

Percorsi di coaching individuale o di gruppo

Tanti e stimolanti i progetti e i percorsi dedicati  allo sviluppo e all’allenamento dell’intelligenza emotiva a scuola.  “Si può fare coaching individuale oppure di gruppo: in questo caso gli studenti, seguiti da un coach, si esprimono, si mettono in gioco con domande e risposte, sono invitati alla riflessione e all’auto osservazione.

Si possono preparare anche esercizi che prevedono giochi creativi e movimento”, spiega Cristiana Melis, “in questo caso, i ragazzi si ritrovano in uno spazio guidato e di esplorazione di sé grazie ai quesiti e ai riscontri del coach che stimolano la consapevolezza e l’apprendimento.

Il coaching in gruppo può prevedere anche esercizi per mettere in movimento il corpo e attività creative. A volte ho utilizzato patch (termoadesivi) che cambiano colore a seconda del livello di stress proprio per far notare quanto i pensieri influenzino le emozioni e viceversa”.

 

Un questionario per conoscere i punti di forza

Il primo passo di ogni progetto è  un questionario (assessment) che viene rivolto a ogni ragazzo. Una raccolta di informazioni per misurare l’intelligenza emotiva, avere una visione delle competenze e dei punti di forza di ognuno. È importante per imparare a conoscersi meglio.

Dopo ogni attività i ragazzi ricevono un report molto dettagliato sulla loro intelligenza emotiva. A loro sembra di guardarsi allo specchio per la prima volta: si conoscono più a fondo, si sentono più consapevoli delle proprie capacità. Hanno a disposizione un punto di partenza per parlare di emozioni con sé stessi e con gli altri, costruire relazioni migliori e più gratificanti”.

 

Il teatro per tirare fuori le emozioni

E poi c’è la strada del teatro. “Appassiona, diverte e tocca a fondo le corde emotive degli adolescenti. In uno dei progetti che ho seguito, Teatro & coaching , c‘è un primo evento iniziale che coinvolge studenti, insegnanti e genitori. Dopo aver risposto al questionario, i ragazzi fanno incontri di coaching individuale e poi di gruppo per dare un nome alle emozioni e percepirle come energia da sfruttare.

Tutti questi momenti vengono quindi indirizzati verso una improvvisazione teatrale. E, alla fine, c’è la scrittura e la messa in scena di uno spettacolo”.

 

L’intelligenza emotiva per prevenire il bullismo

Sviluppare l’intelligenza emotiva a scuola aiuta a prevenire episodi di bullismo o la mancanza di rispetto verso i coetanei. “In questi casi, la competenza che si potrebbe allenare di più è l’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro, compagno di classe o coetaneo, per trovare una strada per reagire e rispondere in modo appropriato”, conclude Cristiana Melis.

“Le emozioni che distinguono l’empatia sono la curiosità, il rispetto e l’apprezzamento. Se ho riguardo per un’altra persona posso confrontarmi anche se mi sembra molto diversa da me. Lo scambio è sempre un arricchimento e la persona che si incontra diventa qualcuno di cui non avere paura”.

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