Natale senza parenti. Emozioni di una giornata straordinaria - Vedodoppio
Natale senza parenti. Nostalgia e ricordi

Natale senza i tuoi

Un Natale senza parenti. Quest’anno, quello inimmaginabile che ha stravolto le nostre vite e ribaltato tutte le abitudini, per me porta un altro cambiamento. Lo passerò lontana dalla casa in cui sono cresciuta, da mia madre, mia sorella, mio fratello e le nipotine. E senza i rituali, identici e rassicuranti, che nel tempo hanno costruito una pila solida di ricordi e un po’ di quella che sono.

 

Natale senza parenti

La pandemia, il fatto che da molti anni vivo a un mare di distanza dall’isola in cui sono nata, ci hanno fatto decidere: staremo a casa, noi quattro. Un Natale senza parenti con un menù da inventare, più libertà forse ma anche nostalgie e vuoti da riempire.

Cosa mi mancherà? Tanto. Gli abbracci, i sorrisi, la tavola grande e quadrata da apparecchiare e sparecchiare, le chiacchiere di famiglia, la parole prudenti per evitare i litigi, i cumuli di regali sotto l’albero tutti personalizzati con un biglietto d’auguri. Ma soprattutto mi mancheranno sapori, certezze e tradizioni che si sono ripetute negli anni, prima per noi figli, poi per i nipoti. Consuetudini immutabili e confortanti che sono una coperta calda, un rifugio accogliente, mi riportano al passato che ho abitato, all’euforia delle feste, ai desideri e all’immaginazione.

 

Il manichino che canta Jingle Bell

Come il manichino gigante di Babbo Natale con la pancia, la barba, i baffi bianchi, il vestito rosso e guarnito. Sistemato vicino alla porta di casa dei miei genitori sembrava una persona vera e, appena gli passavamo davanti, ci faceva tante feste intonando il ritornello di Jingle Bell Rock. Il suo ruolo non era ben chiaro perché in casa nostra i regali li portava Gesù Bambino, ma i due hanno convissuto sereni portandoci soprattutto allegria e i bambini non hanno mai fatto troppe domande su di lui.

 

La cena del ventiquattro

La cena del ventiquattro sera, gli ultimi anni sempre a casa con i miei. Identici i piatti: pesce per gli adulti, lasagne a volontà per i bambini. Quando ero piccola si andava a casa della nonna paterna dove potevamo essere anche in quindici. Qui c’erano lo stesso menù abbondante con ravioli e carne, i più abili ai fornelli che si davano il turno in cucina, i cugini che durante l’anno vedevo poco e ritrovavo ogni Natale sempre più alti, la tavola ovale troppo piccola per farci stare tutti, la bottiglia stappata a mezzanotte e la distribuzione dei pensierini della nonna, mai troppo azzeccati.

 

I regali del venticinque

La mattina del venticinque e l’apertura dei regali da aprire con gli occhi pieni di curiosità. Un momento, sempre quello, scandito dagli stessi gesti. Lo stupore prima vero e poi finto davanti alla pila di doni messi sotto l’albero durante la notte, la ricerca di quelli destinati a ognuno di noi, le montagne di carta e fiocchi che poi riciclavamo, i maglioni nuovi indossati, i profumi spruzzati subito addosso e anche nell’aria, le case delle bambole montate. E mia mamma che cercava di mettere subito tutto di nuovo in ordine.

 

Il profumo della cioccolata calda

Per anni, il giorno di Natale, prima o dopo i regali a seconda dell’umore, mia mamma ci accoglieva appena svegli con la tavola apparecchiata, la cioccolata calda, le tazze tonde e senza manico, le grandi fette di pandoro e di panettone che da piccoli non piaceva a nessuno di noi. E ci ripeteva sempre puntuale “buona, vero? Anche nonna Silde (sua mamma) la preparava a noi, figli di un altro tempo e di una guerra ingiusta, ed era il premio più grande”.

 

Nuovi rituali da costruire

In questo Natale senza parenti  tocca a me, mamma e un po’ ancora figlia, tenere stretti nella memoria questi rituali, proteggerli e crearne di nuovi. I miei due adolescenti non mangiano pesce, preferiscono scegliersi le sorprese e non vogliono mai e poi mai fare colazione nemmeno con la cioccolata e la tazze con il manico.

“Mi mancano tanto i bigliettini della nonna”, dice mio figlio.  “Il giorno della vigilia nonna mi faceva sempre asciugare la verdura: era divertente”, dice mia figlia. “Ma come? Qui non lo fai mai”, aggiungo.

Buon Natale a tutti.

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