Sindrome della capanna e adolescenti - Vedodoppio
Sindrome della capanna e adolescenti.

Voglio restare a casa. Il mondo può aspettare

La sindrome della capanna e gli adolescenti. Parole semplici, sentite molte volte in questi giorni, per dire che dopo tanti giorni passati in casa fra computer, cellulare, scuola a distanza, le quattro mura rassicuranti della camera o del soggiorno, tanti di noi e molti adolescenti non se la sentono di uscire. Per vedere il cielo e assaporare l’aria di un mondo che sembra nuovo e sconosciuto e fa anche paura.

 

La sindrome della capanna e gli adolescenti

La sindrome della capanna è il desiderio di continuare a rimanere nel proprio rifugio. Non si tratta di un vero e proprio disturbo, ma di una risposta legata a una condizione particolare, a un lungo periodo di clausura come appunto quello dell’emergenza sanitaria per il coronavirus. Dato che di domande e riflessioni me ne vengono in mente tante, ne ho parlato con la psicologa e psicoterapeuta Roberta Altieri,  mamma di due ragazze, una adolescente e l’altra preadolescente.

La lunga quarantena, la perdita della routine scolastica e delle abitudini più o meno sane di prima ci ha proiettati in una realtà nuova, non solo esterna ma anche interna. I nostri sensi e le nostre emozioni si sono adattati, smussandosi o acuendosi a seconda delle necessità. Abbiamo avuto una sorta di regressione collettiva, confinati dentro le mura di casa a svolgere un numero limitato di attività”.

 

La casa come un guscio soffice e protettivo

Tra gli adolescenti c’è chi scalpita per uscire, correre incontro alla vita anche in una selva ostile di mascherine e chi invece non vuole saperne di lasciare la casa, meglio la camera, guscio soffice e un po’ claustrofobico, riassunto del loro mondo più sicuro che permette di fare tutto a distanza senza affrontare rischi e ansie dei contatti con la realtà della vita quotidiana fuori.

” I ragazzi delle medie e delle superiori sono stati i più coinvolti dal cambiamento e dall’isolamento dei mesi scorsi”, prosegue la psicologa Roberta Altieri,  tutti parificati dalla didattica a distanza e dalla necessità di frequentare compagni, amici e fidanzati in modalità virtuale”.

 

La fase due e la paura della paura

La fase due, quella della cauta, parziale riapertura per vedere come va, in attesa di una libertà piena o di nuove restrizioni ha l’effetto di disorientare alcuni ragazzi più di altri: “le regole non sono ancora chiare, variano da una città all’altra e, soprattutto, non si sa cosa ci sia, davvero, là fuori. Forse un mondo più inquietante, più pericoloso, più desolato, chissà”,  aggiunge la psicologa.

“Proviamo a immedesimarci negli adolescenti, di quattordici quindici anni, che non escono di casa da più di due mesi: facile pensare che non vedranno l’ora di rivedere gli amici, che basterà aprire la porta per vederli scomparire giù dalle scale, che l’energia della giovinezza li guiderà di corsa fuori a riprendersi la vita. In realtà, non è detto che succeda”.

 

Riprendere le relazioni dal vivo può essere faticoso

“Per qualcuno questo momento di transizione può rappresentare un ostacolo ed essere vissuto con preoccupazione. I ragazzi sono già abituati alla pratica delle relazioni virtuali e il contatto tra loro, anche in gruppo, non è mai mancato. Però per alcuni adolescenti riprendere i rapporti dal vivo con ciò che comportano può essere faticoso“, sottolinea la psicologa. ” Pensiamo solo all’aspetto estetico, vestiti, capelli, forma fisica. O alla fatica di gestire un dialogo dal vivo senza poter interrompere la chiacchierata con la scusa della connessione lenta. Allo stesso modo, ricominciare le attività di prima da dove si erano interrotte come lo sport può spaventare per la paura di non essere più all’altezza, per la pigrizia diventata nel frattempo una regola o perché, magari,  si sono resi conto che quell’attività non mancava poi così tanto”.

 

Un equilibrio da ritrovare

Un equilibrio da ritrovare, insomma, con tutte le incertezze dell’adolescenza e quasi tutti i punti fermi saltati. Da qui, la sindrome della capanna. I genitori, spesso iperprotettivi, sono una grande sicurezza per i ragazzi, ma non lo ammetteranno mai. “Per aiutarli con molta discrezione e delicatezza possiamo innanzitutto ammettere, se ci sono, anche i nostri timori di un ritorno alla normalità: non per opprimerli, ma per mostrare che si può avere paura ma anche la giusta grinta per affrontarla”, suggerisce la psicologa. “Potremmo proporre brevi uscite insieme per esplorare il quartiere che si rianima o piccole attività che possano attirarli, come l’acquisto di maglie e shorts per la nuova stagione o un giro in bicicletta”.

 

Meglio lasciare che tutto avvenga con gradualità.

I ragazzi devono riacquistare fiducia nell’ambiente che li circonda, nelle proprie risorse e nelle capacità personali. Invece di dare subito soluzioni, è importante ascoltarli, farli parlare e lasciare che tutto avvenga con gradualità, senza forzature. “Si possono incoraggiare anche le uscite con uno o due amici, se ne hanno voglia. Ma è meglio non insistere troppo e non mostrarci troppo preoccupati. Alcuni hanno bisogno di più tempo o dell’occasione giusta che, magari, si presenterà magari con la fine della scuola”, conclude Roberta Altieri”.

“Solo se nostra figlia o nostro figlio ci sembra troppo angosciato dalla situazione o mostra atteggiamenti diversi dal solito, come l’eccessiva irritabilità o crisi di pianto, potrebbe essere il caso di rivolgersi a uno specialista”.

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4 Comments
  • Anna Maria Ferretti

    6 Giugno 2020at11:47 Rispondi

    Sempre molto interessante;Grazie per i consigli che ci date per capire meglio i nostri figli adolescenti.

    • Roberta Chessa

      13 Giugno 2020at19:36 Rispondi

      Grazie Anna Maria, stare con i ragazzi è una bella avventura. Un abbraccio

  • Mammachechic

    15 Giugno 2020at15:57 Rispondi

    Cara Roberta, ho trovato davvero molto interessante questo articolo. Io ho avuto qualche problema con la ripresa della vita “normale” con il mio piccolo di 5 anni che non voleva uscire più, quello che mi ha aiutato è stato la gradualità nella ripresa delle relazioni con altri bambini e soprattutto stare quanto più possibile all’aria aperta, al mare e nei prati. Ti abbraccio!

    • Roberta Chessa

      15 Giugno 2020at17:48 Rispondi

      Cara Alessandra, grazie per avermi scritto e condiviso la tua esperienza. La ripresa è stata (o è ancora) difficile per tanti. Ancor più per bambini e adolescenti che hanno dovuto tirar fuori risorse che sinora forse non conoscevano o non sapevano di avere. Anche i miei due adolescenti si sentono al sicuro a casa e credo che la gradualità e anche l’estate in arrivo accompagnerà bimbi e ragazzi incontro alla vita fuori. Un abbraccio grande.

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