Adolescenti e quarantena da coronavirus. Il cambiamento che li aspetta.

Gli adolescenti, la quarantena e il cambiamento

Gli adolescenti e la quarantena per il coronavirus. Isolamento e stop alla vita fuori. Alle lezioni in classe, alle uscite con gli amici, allo sport, ai pranzi festosi  da McDonald’s. E un cambiamento imprevisto, imprevedibile e necessario per un virus insidioso che, giorno dopo giorno, sta cambiando la vita di tutti noi.

 

Adolescenza e quarantena per il coronavirus

Un’adolescenza sospesa sino a non si sa quando. Gli anni  spensierati, sbruffoni e fragili sotto sorveglianza per fare fronte ad un nemico. Essere adolescenti in questi tempi di coronavirus significa vivere le giornate chiusi in casa, passare gli anni lucenti della curiosità, delle amicizie, dei primi amori e della fisicità  reclusi con i contatti rarefatti e una quotidianità tutta da reinventare.

 

In camera a riempire un tempo nuovo

Per i miei figli, casalinghi per natura, questi giorni trascorrono piano, ma non sento lamentele. La mattina si tolgono persino il pigiama, divisa dei primi giorni di quarantena da coronavirus, e si vestono. Lo studio quello che arriva dal registro elettronico e dalle videolezioni dei professori, è diluito secondo criteri che non controllo troppo.  Le amicizie si nutrono di videochiamate e dirette Instagram, la scuola di musica non è finita e va avanti con  le lezioni online dei maestri gentili e volenterosi.

In casa c’è pace e anche guerra. Ci sono microcosmi da difendere nelle ore passate chiusi in camera a rendere pieno il tempo vuoto o anche, forse, solo a spingere questo periodo più in là. Ci sono le litigate per le invasioni di spazi, per quella carne appena comprata e buonissima, che, dicono, è troppo poca e non basta per tutt’e due. In famiglia sono la staffetta  al supermercato e nei negozi di alimentari vicino a casa dove compro cibo, ma anche generi di conforto su richiesta: gianduiotti, crema spalmabile al cioccolato, e patatine al pepe rosa e lime.

 

Provano l’esperienza del limite

Dal nostro mondo al mondo: ho chiesto a Roberta Altieri, psicologa e psicoterapeuta che si occupa di adolescenti, madre di due figlie, una adolescente e una quasi teenager, qualche suggerimento per questi giorni sospesi e complicati.  “Questo periodo mette tutti, e i ragazzi in particolare, di fronte all’esperienza del limite: limite di spazio, di azione, di movimento, in una parola, limite alla propria libertà. È un modo drastico di fare questo tipo di esperienza perché tutto è accaduto in modo improvviso: l’interruzione della scuola e dello sport, poi lo stop alla socialità libera che i ragazzi hanno da poco imparato a gestire o che stanno ancora sperimentando”.

 

Lo spazio fisico da rimodellare

Con l’obbligo di stare a casa si pone la questione dello spazio fisico: a seconda del numero e dell’età delle persone che vivono in casa, delle attività di ognuno, dallo smartworking alle videolezioni, e delle dimensioni della casa possono crearsi situazioni in cui per i ragazzi è difficile mantenere la privacy e la tranquillità per studiare, per chiamare gli amici o, semplicemente, per riposare e riflettere per conto proprio”.

È normale che ci siano reazioni di insofferenza, litigi e musi lunghi tra fratelli,  ma è possibile impegnarsi per garantire a ciascuno il proprio spazio vitale. Anzi, questa può diventare un’attività da svolgere insieme: riorganizzare gli spazi nella camera dei ragazzi, definendo meglio i confini anche con una semplice pila di libri sulla scrivania, tirare fuori dal garage il tavolino da campeggio da mettere in un angolo del soggiorno, fare i compiti in cucina ripetendo la lezione mentre un genitore prepara il pranzo”.

“E’ anche un esercizio sulle priorità: chi ha il compito più urgente o che richiede più spazio, ad esempio una verifica a tempo o una tavola da disegno, può aggiudicarsi l’angolo migliore finché ne ha bisogno, per poi cederlo e passare ad utilizzare uno spazio più ridotto”.

 

Commentare insieme le notizie

I  telegiornali, le notizie che arrivano senza sosta, le immagini dell’emergenza mondiale che entrano in casa a tutte le ore.  Commentare le notizie con i ragazzi o lasciare che siano loro a elaborarle?  “È preferibile una combinazione dei due atteggiamenti,  anche a seconda dell’età dell’adolescente e della personalità: alcuni hanno già sviluppato gli strumenti di riflessione, di curiosità e interesse per i fatti che accadono, uno sguardo critico sulle tante sollecitazioni che giungono dall’esterno”, prosegue Roberta Altieri.

“Ciò li aiuta, senza dubbio, a vivere una situazione straodinaria come questa in modo meno emotivo e più integrato: una combinazione tra emozioni e pensiero che impedisce o argina la predominanza di ansia, paura e sensazione di perdere il controllo sulla propria vita”.

 

Rassicurare chi è più emotivo

“È comunque utile, anche per mamme e papà, cercare un confronto con i  ragazzi  in quarantena per il coronavirus anche per chiarirsi le idee con sé stessi: l’incontro con l’altro ci stimola a definire meglio le nostre posizioni e i nostri giudizi, a mettere ordine nella mente e a trovare conforto nello scambio. Con i ragazzi più giovani, o più chiusi, emotivi, immaturi è opportuno essere rassicuranti, sia per testare i loro stati d’animo di fronte a un cambiamento così grande della quotidianità, sia per aiutarli a parlare ciò che provano e pensano in modo magari confuso, quindi ad aggiungere parole confortanti e pensieri contenitivi alle emozioni, positive o negative  che provano”

 

Aiutarli a superare la passività

Per molti adolescenti c’è anche la tentazione di lasciarsi andare. “Occorre aiutare i ragazzi ad arginare la passività  o, se capita, il disinvestimento rispetto al percorso scolastico: è comprensibile che la mancanza di un “contenitore” esterno come la scuola, con le sue regole e i suoi orari, spinga i meno motivati a rifugiarsi nella pigrizia. E’  vero: le lezioni a distanza e i tanti compiti da eseguire da soli e da consegnare per tempo non sono facili da affrontare. Poi ci sono le difficoltà organizzative degli insegnanti e delle famiglie perché i computer o i tablet non bastano e i meno autonomi possono essere penalizzati“.

Con i più restii, se la scuola non interviene per aiutarli a gestire il proprio tempo, si può compilare insieme un programma che alterni impegno e svago, studio e pause, purché si riesca ad avere almeno un riscontro del lavoro fatto, ad esempio interrogando sulla lezione o riguardando insieme il compito. In qualche caso si può incoraggiare il contatto video con un compagno di studio, o con un insegnante che chiarisca dubbi e difficoltà”.

È la vita adesso. La normalità di oggi. La preparazione per il rientro a scuola e alla vita fuori. Appena ci sarà.

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5 Comments
  • anna maria ferretti

    24 Marzo 2020at11:56 Rispondi

    veramente interessante questa newslletter.in questo momento terribile della nostra vita, in cui nessuno di noi era preparato.,

    • Roberta Chessa

      26 Marzo 2020at17:59 Rispondi

      Cara Anna Maria, grazie per avermi letto. Stiamo attraversando un periodo straordinario e complicato, impossibile essere preparati. Un abbraccio.

  • Anna Maria Ferretti

    26 Marzo 2020at18:48 Rispondi

    Brutto e terribile questo periodo della nostra vita .I nostri ragazzi devono essere forti,e con il conforto e l’aiuto dei genitori superare questa pandemia.. Il futuro è ” LORO .”

  • Monica

    26 Marzo 2020at21:44 Rispondi

    Grazie per esserci vicina in in mondo tutto da inventare insieme ai nostri ragazzi.

    • Roberta Chessa

      27 Marzo 2020at9:18 Rispondi

      Cara Monica, grazie di cuore per avermi letto e scritto. Sempre e ancora di più in questo momento condividere emozioni e stati d’animo è un modo per sentirsi più vicini. E anche i ragazzi con la carica vitale dei loro anni giovani ci aiutano a vivere questa realtà imprevista e tutta da reinventare. Un abbraccio da lontano si può.

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