Adolescenti e tecnologia

Aspetta, sono in chiamata

Adolescenti e tecnologia. Da un po’ di tempo sento ripetere da mia figlia una frase ricorrente: sono in chiamata. La chiamata è un rito corale che si svolge a partire dal pomeriggio, può durare un’ora, ma anche due, tre, sei e continuare fino a tarda sera.

 

Adolescenti e tecnologia

Avviene nella sua camera con la porta socchiusa perché il cane, Yuki, deve poter entrare. È un momento solenne in cui chi passa da quelle parti non può pronunciare frasi poter entrare e uscire. imbarazzanti come: vieni ad apparecchiare, la cena è pronta, puoi portare il cane fuori?.

 

Vicini e legati da uno schermo

La chiamata non ha stagione e si svolge su Discord, piattaforma online nata per i videogiochi, che con un canale dedicato, permette di sentirsi e vedersi. Protagonisti: adolescenti tra i sedici e i diciassette anni, compagni di classe e altri amici. Tutti chiusi nelle loro stanze (a casa o anche in vacanza) seduti di fronte a uno schermo che si anima di voci e immagini, ognuno vestito come gli va. Sullo sfondo peluches giganti a forma di orso, pareti rosa, libri sparsi, colori che raccontano passioni, chitarre, pezzi di vita.

 

Vietati i commenti degli adulti

A chi sente qualche frammento è vietato fare commenti perplessi, lo sciacquone del bagno che si trova lì vicino va tirato con circospezione perché se il microfono è aperto gli altri possono sentire. Anche dire vado a fare la doccia può essere un’affermazione a rischio.

La chiamata può essere preceduta da un’altra chiamata, sul cellulare, in cui chi è del gruppo avvisa che tra poco si inizia. Presto, torniamo a casa che dobbiamo cominciare. E poi sedia, cuffie, silenzio, clic e via in quell’altra dimensione.

 

Studio e scambio di conoscenze

Durante i mesi di scuola la chiamata è stata anche ragione di studio: I dialoghi di Platone, Giotto e la cupola di Brunelleschi. Il ripasso del quinto canto dell’Inferno di Dante per la verifica. Si sono scambiati anche appunti e saperi, chi era più preparato ha aiutato gli altri a risolvere gli esercizi di matematica. I risultati lo hanno confermato.

 

I pronomi personali e la sensibilità

Nella chiamata i pronomi sono materia delicata e non perché si pensi alla grammatica. C’è chi si sente lui e non lei, chi è agender e non si sente né lui e neppure lei. Occorre stare molto attenti al lessico che tra loro maneggiano con sicurezza e sensibilità.

 

Attenzione alle parole

Non sono ammesse incursioni improvvisate. Si può essere invitati per un saluto come è capitato a me, di esordire con un ciao ragazze perché dallo schermo vedevo solo loro. Salvo poi essere ripresa, non ci sono solo ragazze!, e subito perdonata dato che non potevo sapere chi partecipava. Ma devo essere cauta: qualunque frase pronunci può essere una prova della mia anzianità.

 

Ospiti ammessi:  barboncino e cincillà

Unici che possono entrare senza permesso durante questo rito sono i cincillà di una delle amiche che ha bisogno di saltellare e fare giretti per la casa e Yuki che si acciambella sul letto e si addormenta ascoltando chiacchiere e risate ad alta voce.

 

Affari di cuore e qualche litigio

Perché si ride e si litiga pure: c’è chi è fan di Batman, ma per gli altri è solo un tale vestito da pipistrello che non ha superpoteri. Si condivide lo schermo con le serie tv coreane, si organizzano pic nic e pomeriggi al bowling, si cerca di risolvere qualche impiccio sentimentale. Si lacrima al punto che: mamma posso non venire a tavola per cena? Una delle mie amiche piange. Però ho fame: posso portare il piatto in camera?

 

Uno spazio libero

La chiamata è confidenziale, divertente, rassicurante, protettiva. La guerra è fuori, ma ci sono quelle personali. È un’appendice del passato in Dad, il presente di adolescenti e tecnologia, delle amicizie che così si possono coltivare dovunque sia, il futuro semplice di relazioni che si consolidano pensando al domani. Meglio, molto meglio vedersi fuori dal vivo. Peggio non sentirsi per niente.

La chiamata è un mondo nel mondo, uno spazio libero. Ha codici che sfuggono a noi adulti anche se ci fermiamo ad ascoltare o proviamo a farci spiegare. Presto per dire cosa sarà o se fa crescere la felicità. Ma non è tardi per il mio ultimo richiamo. Dai Bea, adesso sparecchia. Eh, no ho fretta. Devo tornare in chiamata.

 

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