Adolescenza e sessualità

E tu hai dato il primo bacio?

L’adolescenza e la sessualità. “Mamma come si fa a far capire a una ragazza che ti piace?” “Beh, potresti, cioè si potrebbe, magari le chiedi di uscire assieme o di andare al cinema oppure di fare un giro al parco. O chissà, forse potresti …

 

Adolescenza e sessualità

Pensavo fosse facile rispondere a una domanda come questa invece ho dovuto pensarci un po’ e non sono sicura di aver trovato le parole giuste e di aver soddisfatto il desiderio di mio figlio. Sono contenta invece che al tredicenne in cambiamento perpetuo, il domani che si srotola davanti, sia venuta voglia di chiacchierare con me di un argomento così delicato e vitale per lui (o, come dice, per un suo amico). Perché parlare con i figli di emozioni, affettività e sessualità è importantissimo per i genitori così come cercare e trovare tutte le maniere per farlo.

 

Il primo bacio

Lo scrivono con garbo e convinzione Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta e Barbara Tamborini, psicopedagogista nel libro Il primo bacio, De Agostini,  una guida per genitori ed educatori che cercano le parole appropriate per affrontare argomenti come amore e sessualità con i figli e aiutarli a vivere con consapevolezza le emozioni e i primi approcci.

“Basta trovare il modo giusto e adatto all’età di ognuno. L’unica cosa da non fare è tacere, soprattutto ora che i ragazzi hanno intorno molti stimoli troppo grandi per loro”.

 

Cominciare il dialogo sin dall’infanzia

Conversare, quindi. Ne è convinta Roberta Altieri, psicologa e psicoterapeuta che lavora tutti i giorni con gli adolescenti.  “Per cominciare un dialogo con i propri figli su questi temi bisogna aver messo le basi durante l’infanzia e la preadolescenza. È bene dimostrare apertura e disponibilità verso le loro domande sulla vita senza pensare alla nostra capacità di rispondere. Certo, l’argomento sessualità nell’adolescenza complica le cose per il  pudore sulle questioni intime e per la naturale riservatezza dei ragazzi con gli adulti.”.

 

Dalla tenerezza ai primi approcci

Sono passati pochi anni per i miei figli eppure mi sembrano lontanissimi i momenti dell’amore al tempo dei dieci anni quando le emozioni erano tutte da scoprire e avevano contorni fluidi e meravigliosi. L’innamoramento era percepito, ma non ancora realizzato. Vissuto con pudore e stupore acerbo per quel batticuore tenero e misterioso.

Oggi invece va così:  “nella mia classe hanno limonato quasi tutti” dice mio figlio. E, aggiunge mia figlia, “un mio compagno è stato tradito dalla fidanzata e le aveva regalato pure un disegno con il suo ritratto. Ma come si fa a tradire uno che ti ha fatto il ritratto”?

 

Tornare ai ricordi fa bene

Di solito ascolto, sorrido, annuisco. A volte dico la mia. E mi ricordo cosa facevo a tredici anni. Mia madre che sin quasi all’adolescenza ci faceva entrare nella cabina del mare per cambiarci tutti assieme, noi figli e i miei cugini,  maschi e femmine , di sesso e sessualità ha sempre parlato poco o meglio niente.

Mi ricordo che scioglievo le mie curiosità ascoltando le amiche (troppo timida per essere precoce) e poi, da appassionata di letture e ricerche, leggendo alcune copie preziosissime di Duepiù, una rivista Mondadori (è stato anche caso editoriale) che parlava di attualità,  ma anche di temi più intimi come il sesso e i rapporti di coppia.

 

Parlare di emozioni e vita vera

E portare ai figli la nostra storia va benissimo. “Perché non ci sono frasi pronte che funzionano sempre”, sostengono Alberto Pellai e Barbara Tamborini.  “Una domanda che attira l’attenzione di un ragazzo può risultare molto irritante per un altro. La chiave è proporre un’educazione sessuale e anche sentimentale basata sulle storie di vita di chi educa capace di parlare non solo delle azioni legate al sesso, ma anche delle emozioni.

È importante spiegare che azioni, emozioni e pensieri contribuiscono  a costruire ciò che ognuno di noi è e diventerà perché è il modo in cui affrontiamo per la prima volta le cose importanti della vita determina ciò che siamo e saremo”.

 

Rispondere alle domande dirette

Le occasioni per avvicinarsi al tema della sessualità nell’adolescenza sono tante: un film, un libro, una canzone, un articolo di giornale, un fatto accaduto agli amici. “È opportuno rispondere sempre a tutte le domande con la tutta la naturalezza di cui siamo capaci”, consiglia la psicologa Roberta Altieri. “Possiamo  anche ammettere che non siamo sicuri e cercare aiuto in un libro o nell’intervento dell’altro genitore”.

 

Il ruolo del papà

“I papà potrebbero avere un ruolo complementare a quello della madre”, prosegue Roberta Altieri. “Con i figli il padre può porsi come modello accogliente e disponibile al dialogo. Con un maschio può proporsi come figura di identificazione maschile per l’affettività e la sessualità. Funziona il racconto del proprio percorso di crescita, dalla prima cotta al matrimonio, comprese le cadute e le delusioni.

Con la figlia femmina il papà non dovrebbe manifestare gelosia e possessività o criticare i primi fidanzatini. È essenziale rassicurare le ragazze sia sul piano fisico che su tutte doti e le capacità che possiedono”.

 

Placare ansie e insicurezze

Nel cammino stupefacente del diventare adulti, la spinta biologica della sessualità e pure il desiderio del primo bacio generano ansie e insicurezze. Come diventerò? Sarò bella, bello, attraente? Saprò avvicinarmi a una tipa che mi piace? Troverò l’amore? Aggiunge Roberta Altieri: “a volte per difesa queste incertezze vengono trasformate nell’opposto: atteggiamenti precoci e disinibiti, vere e proprie fughe in avanti come se i ragazzi volessero prendere di petto la situazione, provare a vedere come va a finire”.

 

L’educazione ai sentimenti

In questo presente e mentre prepariamo il futuro ai nostri adolescenti la base di tutto è dare ai bambini prima e ai ragazzi poi  un’educazione affettiva e sentimentale.  “Non ha a che fare col romanticismo a tutti i costi”, conclude Roberta Altieri. “Vuol dire invece che la sessualità non deve restare un’esperienza separata dal  mondo emotivo e dalla propria persona, ma una parte integrante di sé. E viene vissuta molto meglio  se c’è la capacità di conoscere e riconoscere le proprie emozioni”.

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