Come trovare la voglia di studiare. Il coaching aiuta i ragazzi - Vedodoppio
Come trovare la voglia di studiare. Ti aiuta il coaching.

Trovare la voglia di studiare? Ti aiuta il coaching

Come trovare la voglia di studiare. Di aprire libri e quaderni, di risolvere le equazioni, imparare pagine di storia e tradurre le versioni di latino. La voglia di affrontare lo studio con metodo e convinzione, senza viverlo come un peso o un pensiero da allontanare.

 

Come trovare la voglia di studiare

Gli adolescenti, i miei figli me lo ricordano ogni giorno, vivono un passaggio di vita delicato ad alta intensità emotiva. Cambiamenti, fragilità, entusiasmi, momenti di malinconia che possono condizionare le giornate e far precipitare scuola e compiti all’ultimo posto fra le cose da fare. L’incertezza e le paure di questi mesi di pandemia, la didattica a distanza, i mesi passati a casa lontani da classe e compagni hanno aggiunto per alcuni ragazzi un carico di sfiducia e allontanato la motivazione allo studio.

Già, ma come aiutarli a (ri) trovare la voglia di studiare? Ho esplorato la strada del coaching e ne ho parlato con Fabiola Nelli, professional coach, un’ esperienza consolidata con gli adolescenti e autrice di progetti di coaching per l’orientamento scolastico e Monica Guerra, professional coach specializzata in teen coaching. E chiariscono subito: “il coach allena a scoprire  aspetti di sé utili in un determinato momento e importanti per ottenere dei risultati: nel nostro caso la motivazione nello studio. Fa venir fuori ciò che piace davvero o una predisposizione magari non presa in considerazione fino a quel momento”.

 

Il coach fa un patto con i ragazzi

Una figlia o un figlio che non ne vogliono sapere di passare il tempo sui libri, i tentativi (spesso) senza successo di convincerli, le delusioni, i conflitti. “Sono sempre i genitori che si rivolgono al coach e, dopo un primo ascolto con loro, si incontra la ragazza o il ragazzo“, spiega Monica Guerra, “durante il primo incontro capita che gli adolescenti parlino poco, qualcuno a volte ascolta e basta: ci mettono un po’ tempo a sentirsi a proprio agio”.

“Superati i primi momenti di diffidenza si crea un rapporto di fiducia: parliamo delle potenzialità su cui si desidera lavorare, di ciò che si vuole venga riportato ai genitori, dato che nelle nostre sessioni si mantiene un segreto professionale. Stipuliamo un vero e proprio patto: al momento di mettere insieme tutti i punti c’è sempre un grande coinvolgimento. Per gli adolescenti è importantissimo parlare e confrontarsi con un adulto che sia fuori dai legami familiari”.

 

Il percorso prevede diversi incontri

Il percorso di coaching rivolto agli adolescenti per (ri) trovare la voglia di studiare prevede diversi incontri. “Non c’è una regola, ma di solito si parte da un minimo di quattro sessioni”, prosegue Monica Guerra. ” Per ognuna, l’adolescente porta un argomento e l’obiettivo che vorrebbe raggiungere e si agisce su quello. Lo strumento di lavoro è il dialogo: si comincia con le presentazioni e da qui raccolgo gli elementi per conoscerlo. Dalla conversazione si comprendono i suoi valori, la percezione che ha di sé, il rapporto con le amicizie, gli interessi, le attitudini, spesso inespresse. Ancora, mentre parliamo, comprendo quali sono le sue aspettative e quali quelle dei genitori che spesso condizionano i ragazzi.  Insomma cerco di capire ciò che hanno più a cuore”.

 

Si mette a fuoco la motivazione

“Per il coach è importante rimettere in moto i ragazzi svogliati e disinteressati allo studio, fargli comprendere quali sono le loro risorse e mostrargli possibili opportunità future”, dice Fabiola Nelli, “nel corso  delle sessioni si mette a fuoco la motivazione di ogni ragazzo e ciò che lo rende più sereno e fiducioso. E pian piano  individuano cosa piace loro davvero, anche al di fuori della scuola. Con le idee più chiare, i ragazzi si sentono sollevati e si esprimono in libertà  con il coach, un adulto che non li giudica e non ha aspettative su di loro”.

 

E si valorizzano potenzialità e talenti

Il percorso di coaching aiuta a scoprire e valorizzare potenzialità e talenti  e ad allargare lo sguardo verso il futuro”, chiarisce Monica Guerra. “Faccio un esempio concreto: se un ragazzo mi dice voglio diventare un archeologo cerchiamo di capire in concreto che tipo di lavoro fa, che materie si studiano per arrivare a svolgere questa professione. A volte gli adolescenti scoprono che il lavoro immaginato non fa per loro, altre volte acquistano la consapevolezza che per raggiungere il risultato devono impegnarsi e approfondire certi argomenti.  E pian piano si  trova la voglia di studiare”

 

Un allenamento anche per mamme e papà

Il percorso di coaching oltre agli adolescenti coinvolge anche i genitori perché, sostengono le coach: “in certe fasi padri e madri perdono di vista qual è il loro ruolo. Il coaching li accompagna a riscoprirlo e ridefinirlo.  Inoltre,  li allena a vedere il proprio figlio che cresce, che ogni giorno è una persona nuova, e a dialogare con lui. Per far ritrovare la voglia di studiare l’ambiente familiare è molto importante: è necessario abbandonare la lotta e le tensioni per fare spazio a confronti aperti e pacati”.

 

Coaching di gruppo per i genitori

“Stiamo preparando un nuovo progetto che prevede coaching di gruppo per i genitori”, concludono Fabiola Nelli e Monica Guerra. “Il percorso da un lato lavora sulle  singole coppie, dall’altro sullo stimolo e lo scambio che arriva a ciascun genitore dalle esperienze degli altri. Un arricchimento per  tutta la famiglia”.

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2 Comments
  • Anna Maria Ferretti

    21 Ottobre 2020at20:23 Rispondi

    Sono .
    . consigli sempre interessanti..

    • Roberta Chessa

      22 Ottobre 2020at9:25 Rispondi

      Grazie Annamaria, anche a me il percorso di coaching sembra molto interessante. Apre ai ragazzi nuove prospettive. Grazie per avermi scritto. Un abbraccio.

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