Proverbi e modi di dire. Il linguaggio di famiglia - Vedodoppio
Proverbi e modi di dire. La memoria di famiglia

Nei proverbi, la memoria di famiglia

I proverbi e i modi di dire. Quelli che abbiamo sentito ripetere in casa, che sono parte della nostra storia e del lessico familiare. Per me c’è un lungo elenco perché, sin da piccola, mia madre ne aveva uno per ogni occasione della vita. Poche parole efficaci e semplici, a volte tramandate da generazioni, per consolare, esortare, risolvere, ridere o fare festa insieme.

 

I proverbi e i modi di dire

I proverbi e i modi di dire di mia madre mi sono rimasti dentro, naturali come il sorriso o le lacrime e, a volte, vengono fuori spontanei, senza pensarci troppo Come quando mi è capitato di  pronunciare la parola sallazzero e sentirmi rispondere dai miei figli  ma che vuol dire? Ecco: per la nonna sallazzero significa che c’è un gran disordine.

Di sicuro queste frasi sobrie, a volte in contraddizione perché si ispirano all’esperienza umana, mi riallacciano al passato e mi collegano al presente. Un lessico di appartenenza, frammenti di radici, istantanee di vita. Ora ho il desiderio di conservarli, di recuperarli dalla mia memoria che è anche quella della famiglia. Qui ne ho ripreso alcuni con una avvertenza: questo articolo avrà un pezzetto in più ogni volta che mia madre cita proverbi o modi di dire che mi sono sfuggiti o che, come una curva a sorpresa, mi tornano in mente.

 

Il tempo e la gatta frettolosa

Lei è sempre stata veloce, molto pratica e dinamica. Quando pensava che un evento atteso non sarebbe mai accaduto era il momento di affermare: questa cosa succederà l’anno del mai e il mese del poi.  In alternativa, poteva usare l’espressione  alle calende greche che, ho scoperto, veniva attribuita all’imperatore romano Augusto che la usava per riferirsi a un pagamento che non sarebbe mai stato fatto.

Molto più spesso ci esortava con un  sei a carissimo amico Giuseppe quando iniziato un compito, rimanevamo indietro senza portarlo avanti. Quando invece si trattava di  svolgere un’attività con attenzione, prendendo il giusto tempo, veniva citato il proverbio la gatta frettolosa ha fatto i figli ciechi. 

 

La scuola e l’asino vivo

“Ho  mal di pancia, ma se rimango a casa salto un giorno di scuola”. In tempi molto lontani dalla Dad mi lamentavo di un malessere con mia madre e lei prima mi rassicurava poi tirava fuori il proverbio: meglio un asino vivo che un dottore morto. In pratica, rimettiti in forma, poi potrai studiare più serena e tornare a scuola. Non so il motivo, ma queste parole mi provocavano una certa insofferenza: non mi restava che guarire in fretta per poter tornare in classe e dagli amici.

Qualcuno di noi tre figli, a turno, poteva sentirsi ripetere: hai fatto la metà del tuo dovere.  Insomma, brava o bravo, ma certo riesci a fare anche di più.  Parole che valevano soprattutto in casa per chi decideva di mettere a posto la stanza, di solito molto disordinata, o di passare la scopa perché il pavimento era pieno di sabbia portata dalla spiaggia. Sull’altra metà del dovere non mi sono mai fatta troppe domande.

 

La salute e il medico pietoso

Per mia madre non c’erano discussioni: se il nostro pediatra scriveva sulla ricetta che bisognava prendere quello sciroppo o, peggio ancora, fare le iniezioni non si potevano fare storie o capricci: Il dottore ha ragione perché il medico pietoso fa la piaga puzzolente. Nel buonsenso del proverbio la sua convinzione mai cambiata nel tempo: facciamo di tutto purché si guarisca presto.

 

La vita e le occasioni da prendere

“Oggi non voglio andare a questa festa”, dicevo lacrimosa, forse delusa da qualcuno, forse solo timida o in preda a grovigli e inquietudini del momento. “Vai, rimani per poco, ma non rinunciare”,  incalzava lei ricordandomi che ogni lasciata è persa. Fra i proverbi e i modi di dire sentiti e assorbiti in casa, è uno di quelli che più mi è rimasto più impresso, si è fatto sentire dentro, urgente e sfacciato quando stavo per rinunciare a un’esperienza piacevole senza un motivo.

Se invece confidavo “quel ragazzo mi piace molto, ma non mi guarda nemmeno”, la rassicurazione era racchiusa tutta nel detto popolare chi disprezza compra. Ovvero lui mostra disinteresse, indifferenza che sembra quasi disprezzo, ma sappi che in cuor suo non è così.

 

Le amicizie e il brodo lungo

Quando abitavo in casa con i miei genitori, mia sorella e mio fratello, capitava spesso che arrivassero a pranzo e a cena i nostri amici.  All’improvviso e molto, molto affamati. Mia madre non si è mai scomposta e l’ho sempre ammirata per questo. Buttava etti di pasta in più, dividevamo sformati e frittate, gli avanzi del frigorifero. Al momento di accoglierli  c’era pronto il modo di dire, preso da  suo padre, ma sì rimanete brodo lungo e seguitate: allunghiamo il brodo e mangiamo tutti.

Il brodo è sempre tornato con chi di noi manifestava emozioni  e gioia straripante. Allora era in brodo di giuggiole, cioè al colmo della felicità. Mica poco.

 

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