Scrivere un diario personale. I benefici di custodire i pensieri - Vedodoppio
Scrivere un diario personale. I benefici di raccontare i pensieri.

Caro diario, i ragazzi e i benefici di scrivere la vita

Scrivere un diario personale. Parole e frasi libere. Pensieri e racconti. Cronache di normalità o di giornate straordinarie. Scrivere un diario che conserva i giorni vissuti, crea complicità con sé stessi, aiuta a esprimere i sentimenti. Stimola un movimento interno di ragione, istinto e fantasia.

 

Scrivere un diario personale

Il diario come genere letterario è parte importante della cultura, pezzi di vite e di storia, testimonianze insostituibili. Ma è anche frammenti di noi, felicità acchiappata, innamoramenti, lacrime, delusioni, progetti. Chi lo scrive o ne ha tenuto uno anche solo per poco tempo ne conosce la magia.  Il mio diario personale era di stoffa rosa, chiuso con un lucchetto dorato. Mi ha tenuto compagnia per anni, era lo specchio di sentimenti che stavano maturando, di altri che mi mettevano euforia, di altri ancora che come tutti gli adolescenti volevo evitare. Ma era un tesoro, come è stato ritrovarlo in fondo a un armadio a casa di mia madre.

 

Un rifugio che protegge

Di quanto è importante scrivere un diario e della potenza emotiva che porta con sé è certa Cristina Minotti, psicologa dello sviluppo e dell’educazione, che si occupa di genitorialità, scuola e crescita personale e attraverso il suo profilo Instagram declina con garbo esperienze, approfondimenti e suggerimenti. “Il diario è un rifugio che protegge, uno strumento che può contenere tanti momenti nostri. Dallo spazio fisico si genera uno spazio mentale che ha tanti effetti positivi. Un angolo riservato e solo nostro.  Ci sono tanti buoni motivi per averne uno e riguardano tutti: bambini, adulti e adolescenti”.

 

Uno spazio intimo per guardarsi dentro

I ragazzi, appunto. “Il diario offre un tempo interiore calmo per comprendere cosa succede dentro di loro“, osserva la psicologa. “La società in cui viviamo richiede velocità e siamo più portati a guardare facendo scorrere le informazioni davanti a noi che a osservare. La mente suggerisce spesso che occorre fermarsi e il diario interrompe questa frenesia. Quando scriviamo siamo concentrati sulla pagina e riusciamo a rasserenarci.  Con la calma si può seguire il flusso del pensiero e fare chiarezza dentro di sé”.

 

Evita il timore del giudizio

Scrivere un diario abbassa il rumore che gira intorno. “Diminuisce il volume dell’esterno e permette di concentrarsi sull’interno. Le parole possono essere consapevoli o inconsce, ma sono il prodotto della nostra stanza interiore: i sinonimi scelti per le parole diventano specchio del processo interiore. ” aggiunge Cristina Minotti. “I ragazzi sentono l’accoglienza della pagina bianca. Li fa sentire a proprio agio perché è uno spazio senza aspettative, valutazioni e correzioni e dove non c’è il timore del giudizio. Chi scrive si guarda dentro, sceglie l’argomento, oppure segue l’istinto o la malinconia o l’entusiasmo”.

 

Mantiene la memoria delle emozioni

Un baule di ricordi. Scrivere un diario mantiene la memoria del fatto vissuto o dell’emozione. “Altrimenti si perdono le emozioni legate a quel momento, una costellazione di lavoro mentale che rischia di essere cancellata. Il nostro cervello conserva le emozioni in cassetti profondi.  Riportarle nel diario alleggerisce il carico del cervello: inizia una ricerca interiore che ha una connessione con ciò che viene scritto. Si ripercorre una linea temporale legata al fatto che si riporta”.

 

Tiene la fluidità del pensiero

Il diario dà forma e coerenza ai pensieri. Attiva il ragionamento e i collegamenti. “Pensi, scrivi e avvii altre riflessioni: il vivere senza sostare rischia di farci buttare tutto dietro le spalle. Il diario invece aiuta a organizzare il caos“, prosegue la psicologa. “Il tipo di racconto dipende dai bisogni del momento. Confidenze, pensieri sparsi, cronache di giornate irripetibili, delusioni, imperfezioni, inciampi, cambi di umore tumultuosi”.

Il diario è uno svuota pensieri, un esercizio di esplorazione, descrive i cambiamenti, gli slanci di vita e passione. Preserva le parole di gommapiuma degli amori acerbi, gli intrecci vasti e liberi della comunicazione senza filtri.

 

A volte occorre alimentare la curiosità

Ci sono però ragazzi che non amano scrivere. “In molti prevale l’anima digitale, faticano a rapportarsi con carta e penna che possono ricordare la scuola. “È importante alimentare la loro curiosità”, prosegue Cristina Minotti, “il diario è un invito e lo propongo come esperimento. Una scelta che sia in sintonia con i bisogni di chi scrive, senza forzature. E possono suggerirla anche i genitori.

Se i ragazzi superano le resistenze si appassionano e apprezzano  il fatto che con la scrittura si rielabora il materiale in diretta: è un modo per pensare meglio. La scrittura a mano offre un contatto visivo e attiva i sensi che contribuiscono a costruire il momento calmo”.

 

A ognuno la sua forma

“La scelta della forma del diario ha una certa rilevanza: il nostro occhio rimanda al pensiero che si tratta di un oggetto prezioso. Le riflessioni sono delicate e devono essere custodite con cura.  C’è chi sceglie il diario tradizionale, magari con il lucchetto, un quaderno, c’è anche chi usa i post it o, a volte, le note del telefono cellulare o i file del computer”.  Un fatto è certo: il diario preserva la libertà e annoda fili invisibili e profondi.

 

Accende una luce sul futuro

La scrittura intima e personale aumenta il benessere interiore e il rispetto di sé  “il diario personale inquadra le cose vissute in una prospettiva migliore e aiuta a pensare al futuro”, conclude Cristina Minotti. Perché tenendo traccia del proprio viaggio nella vita si accende la luce sul domani.

 

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1 Comment
  • ANNA MARIA FERRETTI

    9 Giugno 2021 at 10:08 Rispondi

    Leggo sempre con molto piacere tutto quello che scrivi sul Blog.e così torno indietro con i ricordi della mia vita.Non ho mai avuto un diario personale(forse non si usava) ma se l’avessi avuto avrei scritto tutte le mie pene di adolescente. Ne avevo molte.

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