Viola e il Blu, un libro, riflessioni per sentirsi liberi - Vedodoppio
Viola e il blu libro e riflessioni

Viola e il Blu, un libro e i colori della libertà

Viola e il Blu, un libro e le riflessioni sulla vita attraverso gli occhi di una bimba che chiacchiera con il suo papà e, uno ad uno, affronta luoghi comuni e pregiudizi sulle differenze fra maschi e femmine. A partire dai colori per arrivare alla bellezza di sentirsi liberi e di essere sé stessi.

 

Viola e il Blu, un libro e le riflessioni

Viola e il Blu, è un romanzo per ragazzi scritto da Matteo Bussola, edito da Salani e illustrato dallo stesso autore. Ispirato dai dialoghi con le figlie, il libro si rivolge ai bambini, ma anche agli adolescenti e agli adulti.  Viola ha otto anni, è una bimba appassionata e curiosa, gioca a calcio, corre sul monopattino e le piace molto vestirsi di Blu. Scrive i colori con la maiuscola e rivendica la libertà di essere chi vuole: sa già cosa vuole diventare.  La storia nasce dalla chiacchierata fra Viola e il suo papà e, attraverso le domande limpide della bimba e le spiegazioni pacate del papà,  tocca gli stereotipi di genere e i pregiudizi,  aiuta Viola a guardare oltre le etichette e invita tutti noi a riflettere. Qui, alcuni passaggi.

 

I colori con la maiuscola

“Viola abita in un paesino in collina pieno di alberi, in una casa gialla con un grande giardino dove ci sono tre peschi e un melo. Chissà perché i peschi, si chiede Viola, hanno un nome da maschi ma fanno i fiori Rosa. Il melo lo stesso, anche se di rosa ha solo i boccioli. Insomma questa cosa dei colori e dei nomi, delle cose da maschi e delle cose da femmine Viola non l’ha mai capita bene del tutto“. Così un giorno, incuriosita e sorpresa, decide di domandarla al suo papà che fa il pittore e di colori se ne intende.

 

Il Blu e il Rosa

Perché il Rosa deve essere per forza il colore delle femmine e il Blu quello dei maschi?, si interroga Viola. “Chi lo ha deciso? Perché non ci hanno chiesto prima cosa preferivamo?  Non è stato sempre così, dice il papà  e attraverso gli esempi dell’arte smonta il clichè e racconta alla bimba che in un quadro di Raffaello, la Madonna del Granduca, il velo di Maria è Blu, nel dipinto  La ragazza con l’orecchino di perla dell’artista Vermeer la fascia che la ragazza ha in testa è Blu. E nessuno le prendeva in giro perché una volta il Blu era il colore delle femmine. E Dio, a volte, come nell’affresco La creazione di Adamo, aveva un vestito Rosa.

 

Le cose da maschi e quelle da femmine

“Tommaso e Luca non mi fanno giocare a calcio perché dicono che non è uno sport da femmine”, racconta Viola. Mentre il papà le risponde “è difficile cambiare i comportamenti a cui ci hanno abituato, quelli che abbiamo sempre considerato giusti perché ci hanno insegnato così”. Di sicuro, prosegue, giocare in modo nuovo, con regole da reinventare è molto più bello, ma a qualcuno può fare un po’ paura. Poi ci sono le amiche di Viola che non vogliono giocare a calcio perché, sostengono, è un gioco da maschi. Il papà offre a Viola una spiegazione chiara. “Quando i maschi vogliono decidere il posto delle femmine va a finire che anche le femmine decidono qual è il posto dei maschi. E non lo fanno solo i bambini, ma anche gli adulti”.

 

Le lacrime e gli abbracci

Nessun maschio, osserva Viola, ama piangere di fronte agli altri, perché rischia di essere preso in giro e chiamato femminuccia. Ma ogni volta sembra che essere femmine sia una cosa brutta. Il papà la rassicura. “Un tempo gli uomini dovevano mostrarsi sempre forti e coraggiosi anche per difendere le donne che consideravano più fragili. A noi maschi insegnano ancora oggi che piangere significa mostrarsi deboli. Chi piange, però non è mai debole: non puoi essere veramente forte se non sai essere fragile. Non puoi essere veramente forte se non sei fragile”.

Anche gli abbracci erano considerati una cosa da mamme perché per i papà non era bello mostrare i loro sentimenti sennò i figli venivano su storti. Il papà, a cui gli abbracci sono mancati tanto da piccolo, abbraccia sempre Viola. “E non hai paura che venga su storta?” domanda lei. “Le persone storte sono le mie preferite” confida lui.

 

Le persone storte e gli stereotipi

Le persone storte – scrive Matteo Bussola – hanno un superpotere segreto. Riescono a guardare il mondo da un altro punto di vista perché sono capaci di trasferire questo loro potere anche agli altri.

Viola si domanda come funzionano i superpoteri. Il papà allora le parla dello stereotipo che non è un dinosauro come pensa Viola. Prima parte dal significato della parola che viene dalla tipografia e significa immagine rigida. Quando invece si riferisce alle persone è come se fosse una scatola da cui non si può mai uscire e tutti ne abbiamo almeno una. Ce la costruiscono addosso gli altri, a volte lo facciamo noi stessi. Sono gabbie che non si vedono e per questo non ci accorgiamo di esserne prigionieri.

 

La paura di essere unici

Viola si domanda come mai queste gabbie non piacciono a nessuno eppure ci sono. Il papà dice con delicatezza che siamo abituati a ragionare per opposti: caldo e freddo, giusto e sbagliato, chiaro e scuro, maschio e femmina, rosa e blu. Facciamo fatica a vedere quello che sta in mezzo, invece la vita è molto più ricca di così.

In fondo, riflette il papà con Viola, abbiamo tutti paura di essere unici e di non essere come ci vorrebbero gli altri. Anche i genitori spesso sognano che i figli siano in un certo modo e loro, se non accade, temono di deludere le aspettative delle mamme e dei papà.

 

Le sfumature della vita

Poco più di cento pagine, una storia efficace e necessaria, il libro Viola e il Blu ci ricorda che essere sé stessi non significa essere imperfetti, ma liberi. Accompagna i bambini, e non solo loro, nel mondo e a stare dentro la vita con tutte le sue sfumature. E le sue meraviglie.

 

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